Una decisione della Corte d’Appello di Brescia rimette in discussione uno dei punti più contestati del dl Cutro in materia di immigrazione. I giudici hanno infatti accolto il ricorso di un cittadino albanese, stabilendo che la domanda di protezione speciale può essere presentata in via autonoma direttamente in Questura, senza dover essere subordinata a una richiesta di asilo politico o di protezione sussidiaria.
Il decreto del 2023 aveva eliminato il cosiddetto doppio canale introdotto tre anni prima, restringendo l’accesso alla protezione speciale e limitandola esclusivamente alle decisioni delle Commissioni Territoriali, nell’ambito della procedura per la protezione internazionale. Lo stesso provvedimento aveva ridotto l’ambito della tutela, cancellando il riconoscimento legato al solo rispetto della vita privata e familiare.
La Corte bresciana, al contrario, ha chiarito che lo straniero ha diritto a presentare domanda di protezione speciale anche in modo autonomo e che la Questura ha il dovere di riceverla. Diversamente, osservano i giudici, si costringerebbero persone con titolo solo per questa forma di protezione a presentare richieste di asilo infondate, con il rischio di aggravare il lavoro delle Commissioni.
“La sentenza segna un passaggio importante, riaprendo uno spazio che il decreto Cutro aveva provato a chiudere” commenta l’avvocato Stefano Afrune, difensore del ricorrente. “Esprimo soddisfazione per il risultato ottenuto e ammirazione verso i giudici della Corte d’Appello di Brescia, che si confermano baluardo nella tutela dei diritti umani, in linea con i principi costituzionali e internazionali”.