Un taglio dell’aliquota Irpef dal 35% al 33% per i redditi tra 28mila e 50mila euro potrebbe alleggerire il carico fiscale di circa 250mila contribuenti bresciani, con un impatto complessivo pari a 120 milioni di euro. L’intervento, in discussione nella Legge di Bilancio 2026, potrebbe estendersi anche alla fascia fino a 60mila euro, aumentando così la platea dei beneficiari.
Secondo le simulazioni della Fondazione nazionale dei commercialisti, gli effetti del nuovo schema sarebbero differenziati in base al reddito: chi dichiara 29mila euro avrebbe solo 1,7 euro al mese in più, circa 20 euro annui; con 34mila euro lordi il vantaggio salirebbe a 10 euro al mese, mentre con 40mila euro diventerebbe di 20 euro mensili. Più consistente il beneficio per chi guadagna 49mila euro, con 35 euro al mese, pari a 420 euro annui.
Il vantaggio massimo, stimato in 120 euro al mese (1.440 euro annui), riguarderebbe chi si colloca nella fascia 60mila euro e oltre, la stessa cifra riconosciuta anche a chi dichiara redditi superiori. In provincia, la distribuzione dei benefici ammonterebbe a 44 milioni per la fascia 28-50mila euro, 17 milioni per quella 50-60mila e 59 milioni per i redditi oltre 60mila.
Attualmente le aliquote Irpef sono tre: 23% fino a 28mila euro, 35% tra 28.001 e 50mila e 43% oltre i 50mila. Il nuovo intervento ridurrebbe il peso per la fascia centrale, che in Italia riguarda 9,5 milioni di contribuenti, di cui circa 192mila nel Bresciano. A questi si aggiungono 18mila cittadini con redditi tra 50 e 60mila euro e oltre 41mila con redditi oltre 60mila, secondo i dati Mef delle dichiarazioni 2023.
L’operazione avrebbe un costo stimato di circa 5 miliardi di euro a livello nazionale: 1,2 miliardi per la fascia 28-50mila, 756 milioni per quella 50-60mila e 3 miliardi per i redditi più alti. Una cifra che il governo dovrà coprire per dare seguito al progetto di revisione fiscale.
Intanto, le entrate tributarie e contributive nel primo semestre 2025 hanno registrato un incremento di 33,8 miliardi di euro (+8,4%) rispetto al 2024, con +21,3 miliardi dalle entrate tributarie e +12,5 miliardi da quelle contributive. Un contesto che potrebbe favorire l’attuazione della misura, in attesa della definizione finale nella prossima manovra.