Dal gennaio 2026, la Valtrompia potrebbe perdere uno dei suoi presidi sanitari più importanti: l’auto infermierizzata, attualmente operativa nelle ore diurne da Lumezzane e, di notte, da Villa Carcina. Questo mezzo di soccorso avanzato rappresenta un supporto cruciale alle ambulanze in caso di assenza dell’automedica, soprattutto per la presenza a bordo di personale infermieristico in grado di eseguire manovre salvavita e somministrare farmaci in emergenza.
L’ipotesi è tutt’altro che remota: la nuova mappa provinciale delle postazioni di soccorso, approvata dalla Giunta lombarda lo scorso giugno su proposta di Areu (Azienda Regionale Emergenza Urgenza), non include l’auto infermierizzata tra i mezzi assegnati alla Valtrompia.
A sollevare il caso è stato il consigliere di minoranza Valeriano Gobbi durante una recente seduta del consiglio comunale di Lumezzane. Rivolgendosi al sindaco Josehf Facchini, Gobbi ha messo in evidenza come un territorio densamente popolato come quello di Lumezzane rischi di trovarsi sprovvisto di un mezzo di soccorso avanzato. “Si tratta di un impoverimento della risposta sanitaria — ha dichiarato — l’infermiere a bordo può intervenire in modo decisivo in attesa del medico, e in molti casi può fare la differenza tra la vita e la morte”.
Alla base della riorganizzazione vi sarebbe una duplice motivazione: da un lato, l’analisi dell’Areu, secondo cui la Valtrompia registra un numero considerato non sufficiente di interventi da giustificare la presenza del mezzo infermierizzato; dall’altro, la più ampia trasformazione che sta attraversando il sistema sanitario regionale e nazionale. La scarsità di personale medico e infermieristico, unita alla diminuzione di volontari attivi nei soccorsi extraospedalieri, impone una revisione della rete dell’emergenza.
Nel documento ufficiale approvato da Milano si legge: “Il sistema sanitario regionale, oltre che nazionale, sta attraversando un momento di radicale trasformazione, dovuto alla necessità di individuare nuove modalità di risposta alle esigenze di cura della popolazione in considerazione della costante riduzione delle risorse umane disponibili, soprattutto nell’emergenza urgenza”.
Di fronte alla prospettiva della soppressione del servizio, il sindaco di Lumezzane ha ammesso di non aver ricevuto comunicazioni ufficiali: “Non so nulla di certo su questa nuova organizzazione. Stiamo cercando di confrontarci con l’Ambito sanitario e la Comunità montana, perché il problema non riguarda solo Lumezzane, ma tutta la Valtrompia”. Facchini ha inoltre auspicato una presa di posizione unitaria da parte del consiglio comunale, maggioranza e opposizione comprese, per rivolgere un appello alla Regione Lombardia affinché venga rivisto il piano.
Intanto, sullo sfondo, resta il tema delle convenzioni che le associazioni del volontariato sanitario dovranno rinnovare per i prossimi quattro anni. In un contesto segnato dalla carenza di personale e risorse, il futuro dei servizi di emergenza in zone periferiche come la Valtrompia appare incerto. Il rischio concreto è che, senza un coordinamento efficace tra enti locali e Regione, le aree meno centrali vengano penalizzate nella distribuzione dei presidi salvavita.