Sulle acque del Lago di Garda aleggia sempre più concreta la minaccia della scomparsa del coregone lavarello, pesce simbolo della tradizione gastronomica e della pesca professionale locale. A rischio non c’è solo una specie ittica, ma l’intero equilibrio socio-economico del settore. La mancanza di interventi strutturali rischia di spegnere una delle attività storiche del territorio.
Secondo i dati diffusi dalla Fai Cisl di Brescia, attraverso l’intervento dell’incaricato Oliviero Sora, negli ultimi quattro anni il settore ha registrato un crollo dell’80% del pescato. Un colpo durissimo per la trentina di pescatori professionisti rimasti sul Benaco, molti dei quali temono di non poter più sostenere l’attività. “Sono soprattutto i più giovani a rischiare di abbandonare”, avverte Sora.
Al centro del problema c’è il blocco della semina artificiale del coregone, una pratica che per decenni ha sostenuto l’equilibrio della popolazione ittica nel lago. Dal 2020, però, la normativa ambientale nazionale ha vietato la semina perché la specie non è considerata autoctona, nonostante sia presente nel Garda da oltre cent’anni. Una posizione contestata dai pescatori, che chiedono almeno una deroga specifica per il lago, come già avvenuto in passato per il Sebino e il Lago di Como.
La sparizione del coregone non rappresenta soltanto un danno per l’economia locale, ma tocca anche corde più profonde: quelle della cultura alimentare e della storia del territorio. “È come pretendere di raccogliere grano nella Bassa senza seminarlo prima”, commentava amaramente un pescatore storico nel corso delle proteste che già nel 2023 avevano cercato di sensibilizzare le istituzioni sul tema.
Un recente spiraglio è arrivato dall’assessore regionale Alessandro Beduschi, che ha anticipato una possibile revisione delle linee guida ministeriali. Tuttavia, anche in caso di sblocco immediato, servirebbero almeno quattro anni per vedere un ritorno effettivo dei coregoni nelle reti. E nel frattempo, avvertono i lavoratori del settore, la finestra di salvezza si fa sempre più stretta.