Un’intensificazione dei controlli antibracconaggio nella provincia di Brescia ha portato alla luce un preoccupante incremento delle attività illecite ai danni dell’avifauna. I dati aggiornati al 15 ottobre 2025 evidenziano una recrudescenza del fenomeno, come confermato dal bilancio operativo dei Nuclei Carabinieri Forestali del Gruppo di Brescia, affiancati dai militari dell’“Operazione Pettirosso” – un dispositivo interforze coordinato dal Comando Carabinieri per la Tutela della Biodiversità e dal Raggruppamento CITES attraverso la Sezione Operativa Antibracconaggio e Reati in Danno agli Animali (SOARDA).
L’operazione si è svolta in sinergia con le Stazioni e le Compagnie dell’Arma locale, sotto il Comando Provinciale dei Carabinieri di Brescia, con risultati che confermano una diffusione sistematica e organizzata del bracconaggio, soprattutto nei territori collinari e boschivi della Franciacorta, della Valcamonica e della Valtrompia.
Sequestri e strumenti di cattura
In totale, sono state 67 le persone denunciate per violazioni legate alla tutela della fauna selvatica, mentre gli animali sequestrati ammontano a 903 esemplari abbattuti e 264 ancora vivi, ma catturati illegalmente. Oltre agli animali, le forze dell’ordine hanno requisito 582 strumenti di cattura vietati, tra cui 106 reti da uccellagione, numerose gabbie-trappola, trappole metalliche e archetti, dispositivi che provocano gravi sofferenze agli animali, spesso lasciati agonizzanti per ore. Sequestrate anche 46 armi da fuoco, 2.286 munizioni e 1 kg di polvere da sparo.
Particolare attenzione è stata posta ai richiami elettromagnetici, utilizzati per attirare gli uccelli verso i dispositivi di cattura. Questi strumenti acustici simulano i versi delle specie protette, alterandone il comportamento e facilitandone l’abbattimento.
I casi principali: intercettazioni e siti illegali
In Franciacorta, tre uomini sono stati colti in flagranza di reato mentre cacciavano illegalmente specie protette con l’ausilio di richiami acustici e armi da fuoco. A distanza di pochi giorni, i medesimi individui sono stati nuovamente segnalati per reati analoghi. Un comportamento reiterato che ha allarmato le autorità, impegnate a monitorare costantemente l’area.
Altri due interventi significativi hanno riguardato siti di cattura abusivi in aree boschive, uno in Valcamonica, dove sono stati trovati 36 archetti, e uno in Valtrompia, dove i militari hanno sequestrato 106 trappole metalliche “sep” e cinque trappole a scatto con rete, note come “prodine”. Le trappole erano attive e contenenti esemplari morti di avifauna protetta.
I reati contestati
Tutti gli indagati, le cui responsabilità saranno valutate in sede giudiziaria nel rispetto della presunzione d’innocenza, rischiano condanne per una lunga serie di reati: furto aggravato ai danni dello Stato (poiché la fauna selvatica è considerata bene indisponibile), maltrattamento e uccisione di animali, detenzione illecita di specie protette, uso di mezzi di caccia vietati, uccellagione, possesso e porto abusivo di armi e munizioni.
Le forze dell’ordine ribadiscono la necessità di continuare a investire risorse e attenzione nella lotta al bracconaggio, fenomeno che mette seriamente a rischio la biodiversità e rappresenta un’offesa alla legalità e al patrimonio naturale del Paese.