Energia e bollette, Brescia punta sulle rinnovabili per difendersi dal caro elettricità

La provincia è prima in Italia per capacità installata da fonti rinnovabili. Ma il costo della luce resta alto: servono più impianti locali e meno burocrazia

Bollette

L’energia elettrica è un bene essenziale, ma anche uno dei più complessi da comprendere e da gestire. Dietro ogni bolletta si intrecciano dinamiche di mercato, equilibri internazionali, scelte politiche e comportamenti individuali. A Brescia, però, un dato è certo: il territorio ha deciso di puntare sulle fonti rinnovabili per contrastare l’aumento dei costi e ridurre la dipendenza da energia importata.

Produzione elettrica: Brescia tra le prime in Italia

Secondo i dati 2024 di Terna, Brescia è la 13ª provincia italiana per produzione di energia elettrica, con 5.727,95 GWh generati, pari all’11% del totale lombardo. A fare la parte del leone è stato l’idroelettrico, che ha rappresentato il 59,5% della produzione, grazie anche a un’estate piovosa che ha fatto segnare un incremento del +49,3% rispetto al 2023. Seguono:

  • Il termoelettrico con il 25% (in calo rispetto al 31,6% dell’anno precedente),

  • Il fotovoltaico con il 15,5% (dato anch’esso in lieve flessione),

  • Nessuna produzione registrata da eolico e geotermico.

Rinnovabili: Brescia al primo posto per capacità installata

Al di là della produzione effettiva, Brescia guida la classifica nazionale per capacità rinnovabile installata, ovvero la “potenza efficiente” disponibile:

  • 2.260 MW di idroelettrico, che rappresentano circa la metà della produzione idrica dell’intera Lombardia,

  • 1.081 MW da fotovoltaico,

  • 183 MW da bioenergie.

Un primato favorito dalla presenza di bacini montani e impianti regolabili, più affidabili rispetto a fonti intermittenti come sole e vento. Tuttavia, l’accumulo dell’energia resta una sfida, soprattutto per eolico e solare, che continuano a dipendere dalle condizioni meteorologiche.

Ma quanto paga una famiglia bresciana?

Nonostante l’ottima capacità di produzione locale, le bollette restano alte anche a Brescia. Incrociando i dati di Facile.it, Segugio.it e Arera, si stima che una famiglia media (3-4 persone con un consumo annuo di 2.700 kWh) spenda tra 800 e 850 euro l’anno, pari a circa 0,31 €/kWh. Un dato leggermente superiore alla media nazionale, dove il costo nel primo semestre 2025 è salito a 0,33 €/kWh, per una spesa già superiore ai 440 euro.

Il peso del caro energia e la leva delle scelte individuali

La materia prima pesa per il 50% sulla bolletta, rendendo cruciale la scelta del fornitore, ma ancora più importanti sono i comportamenti virtuosi: consumare meno e meglio, scegliere elettrodomestici efficienti, investire in sistemi di autoproduzione come pannelli solari.

Ma il vero nodo resta strutturale. Le famiglie e le imprese bresciane possono difendersi dal caro energia solo se il territorio continua a investire su:

  • produzione in loco di energia pulita,

  • semplificazione burocratica per installare nuovi impianti,

  • politiche regionali di incentivo.

Le imprese in difficoltà: il 69% dei consumi è industriale

Il tema energetico è ancora più urgente per il comparto produttivo, che secondo Terna assorbe il 69% dei consumi elettrici bresciani (contro il 12% domestico, il 16,8% dei servizi e il 2,2% dell’agricoltura).

Il costo dell’energia è una delle principali voci che ostacolano la competitività delle imprese locali, in particolare per le PMI e gli artigiani, che nel solo 2024 hanno subito una “stangata” da 80 milioni di euro in più rispetto all’anno precedente.

Anche in questo caso, l’autoproduzione da fonti rinnovabili e l’efficienza energetica possono essere la chiave per ridurre la dipendenza dai mercati internazionali e dai combustibili fossili, ancora soggetti a oscillazioni geopolitiche come quelle seguite alla guerra in Ucraina.

Il futuro: meno fossili, più rinnovabili (ma serve accumulo)

Con il nucleare ancora lontano sia per tempi autorizzativi sia per accettabilità sociale, l’unica strada percorribile oggi è spingere sulle rinnovabili tradizionali. Ma per farlo davvero serve:

  • potenziare gli impianti di accumulo,

  • rendere più snelli i procedimenti autorizzativi,

  • armonizzare le politiche nazionali e locali per attrarre investimenti e facilitare l’installazione diffusa.

Redazione

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