La precarietà a Brescia: un esercito di lavoratori invisibili e senza futuro previdenziale

Brescia non è immune alla crescente diffusione di lavoratori precari, che, pur pagando i contributi, restano fuori dal sistema dei diritti, senza una pensione in vista

In Italia, e anche a Brescia, esiste una categoria invisibile di lavoratori: i Co.co.co., ovvero i collaboratori coordinati e continuativi. Questi lavoratori sono accomunati non solo dall’acronimo, ma da una condizione di precarietà estrema. Non pensano nemmeno alla pensione, poiché questa appare come una chimera, distante e irraggiungibile in un sistema ormai sgretolato. Nonostante lavorino e versino contributi, per l’Inps non esistono: i contributi versati non sono sufficienti per maturare nemmeno un mese di accreditamento previdenziale.

Un sistema che esclude i lavoratori poveri

In Italia, 65mila precari hanno versato oltre 14 milioni di euro di contributi, ma per l’Inps non esistono: non hanno diritto ad alcun mese di contributo accreditato. Questa è l’immagine più drammatica dell’iper-precarietà che affligge il Paese. Secondo uno studio di NIdiL Cgil e l’Osservatorio Pensioni Cgil, a Brescia la situazione non è diversa. Nel 2024, chi guadagna tra i 6mila e i 13mila euro all’anno si trova in una condizione di fragilità economica estrema. Sono lavoratori che, pur pagando regolarmente i contributi, non maturano diritti previdenziali. Un fenomeno che riguarda soprattutto i giovani under 29 e, ancora una volta, le donne.

I numeri di Brescia: una realtà in crisi

A Brescia, si stima che oltre 3mila lavoratori si trovino in questa situazione di fragilità, un numero che rappresenta circa il 5% del totale nazionale. Le donne, pur costituendo il 47% dei collaboratori esclusivi, hanno un reddito medio significativamente più basso, con un importo che scende a 6.839 euro. Gli under 35, un gruppo particolarmente vulnerabile, percepiscono mediamente 5.530 euro annui, un importo ben lontano dal necessario per maturare un anno pieno di contribuzione.

Lavoratori poveri: un fenomeno che cresce ogni giorno

Sono circa 600mila i lavoratori poveri in Italia, tra cui molte figure professionali come operatori dei call center, maestre d’asilo, archeologi, guide turistiche e traduttori, che vivono con compensi insufficienti a garantire loro una vita dignitosa. La Cgil denuncia questa situazione, chiedendo un salario minimo che garantisca almeno un equilibrio con quanto previsto dalla contrattazione collettiva nazionale, che possa costituire la base per la definizione dei compensi dei parasubordinati.

Pensione: un miraggio per i Co.co.co.

I bassi redditi e i brevi periodi di contribuzione per i lavoratori precari rendono impossibile il raggiungimento di una pensione dignitosa. Secondo l’indagine, per un Co.co.co. che guadagna un reddito minimo di 18.555 euro annui (un importo raggiunto solo dall’8% di questi lavoratori), servirebbero almeno 30 anni di contribuzione per maturare una pensione di vecchiaia contributiva a 67 anni. Ma anche per chi ha una carriera contributiva più lunga, la pensione anticipata a 64 anni risulta completamente irraggiungibile.

La protesta del 12 dicembre

Tutti questi motivi portano alla mobilitazione dei Co.co.co. e dei professionisti, che scenderanno in piazza il 12 dicembre per uno sciopero generale indetto dalla Cgil. La protesta vuole mettere in luce la condizione di disuguaglianza e iniquità sociale di questi lavoratori, e chiedere una risposta concreta per un futuro più giusto e sostenibile.

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