Il clima politico bresciano si è acceso dopo la decisione del questore Paolo Sartori di non autorizzare il corteo previsto per il 13 dicembre dal comitato “Remigrazione e Riconquista”, consentendo invece esclusivamente un presidio statico da organizzare in una zona lontana dal centro cittadino. Una scelta che ha immediatamente generato contestazioni da parte degli organizzatori, i quali hanno definito il provvedimento «privo di logica e assolutamente inaccettabile».
Secondo quanto riferito dall’associazione “Brescia ai Bresciani”, che sostiene l’iniziativa, le ragioni fornite dagli uffici di via Fatebenefratelli non solo sarebbero «infondate», ma si porrebbero anche in contrasto con i principi costituzionali relativi alla libertà di espressione e di manifestazione. Gli attivisti sottolineano inoltre che la decisione evidenzierebbe, a loro giudizio, «una pericolosa commistione tra istituzioni, politica e centri sociali», accusando la Questura di aver ceduto alle pressioni provenienti da gruppi antifascisti.
Tra gli elementi che avrebbero pesato sull’autorizzazione vi sono infatti le richieste di contromanifestazioni avanzate da realtà antagoniste, intenzionate a scendere in piazza per contestare il corteo. È proprio su questo punto che gli organizzatori concentrano le critiche più dure: secondo loro, tali iniziative non avrebbero dovuto ricevere il via libera, mentre oggi verrebbero «strumentalmente sfruttate come pretesto per impedire una manifestazione ritenuta pienamente legittima».
L’associazione evidenzia inoltre come non ritenga pertinenti i richiami alla strage di piazza Fontana o alle normative Scelba e Mancino citate nel contesto delle valutazioni sul corteo. La proposta del comitato, spiegano, avrebbe come unico scopo la presentazione di una legge di iniziativa popolare, ritenuta conforme al quadro normativo e quindi non assimilabile a espressioni o manifestazioni sanzionate dalle norme in materia di apologia o discriminazione.
Dopo il divieto del corteo, il comitato ha dichiarato la volontà di non arretrare, considerandosi pronto a «scendere comunque in piazza» per tutelare un diritto che ritiene fondamentale e costituzionalmente garantito. Parallelamente è stato lanciato un appello diretto alla politica e alle istituzioni, affinché – sostengono – non venga creato «un precedente rischioso» per la gestione delle manifestazioni future.
La decisione della Questura arriva in un contesto cittadino già segnato da forti contrapposizioni tra gruppi politici e da un clima di crescente attenzione verso gli eventi pubblici potenzialmente conflittuali. Nelle prossime ore gli organizzatori dovranno valutare come strutturare il presidio autorizzato, mentre le forze dell’ordine si preparano a gestire una giornata che, vista la polarizzazione del dibattito, potrebbe rivelarsi complessa dal punto di vista dell’ordine pubblico.
Il quadro resta quindi aperto, con la città che si avvicina al 13 dicembre osservando con attenzione gli sviluppi di una vicenda che intreccia tutela dei diritti, sicurezza e dinamiche politiche particolarmente delicate.