Desertificazione commerciale: Brescia perde negozi e lavoro

Serrande abbassate, botteghe in crisi e centri urbani sempre più poveri di servizi: i dati Confesercenti fotografano una situazione critica a livello nazionale e locale, con la provincia di Brescia tra le aree più colpite.

Il dibattito cittadino sul futuro dell’ex centro commerciale Freccia Rossa, chiuso ormai da anni e ancora senza un progetto di rilancio concreto, si inserisce in un quadro molto più ampio e complesso. La crisi del commercio non riguarda soltanto le grandi strutture, ma colpisce in modo profondo e strutturale il tessuto dei negozi di prossimità, delle botteghe e delle attività storiche che da sempre garantiscono servizi essenziali ai territori.

Secondo i dati territoriali diffusi da Confesercenti, il fenomeno ha ormai assunto i contorni di una vera e propria “desertificazione commerciale”. Tra il 2014 e il 2024, oltre 26 milioni di cittadini italiani hanno vissuto la chiusura di almeno un’attività di base nel proprio Comune, con la conseguenza di creare intere aree prive di servizi fondamentali per la vita quotidiana.

Nel dettaglio, nel 2025 risultano 1.113 Comuni senza alcuna impresa del commercio alimentare, come macellerie, pescherie o negozi di frutta e verdura: una condizione che coinvolge circa 650 mila residenti. A questi si aggiungono 535 Comuni privi di supermercati o grandi superfici di vendita, per un totale di oltre 257 mila abitanti costretti a spostarsi per fare la spesa. Ancora più diffusa è la mancanza dei forni: 2.130 Comuni ne sono sprovvisti, una situazione che interessa 2,38 milioni di persone.

Il caso Brescia: numeri in forte calo

La provincia di Brescia riflette in pieno questo scenario critico. In cinque anni si registrano 1.400 attività in meno, con una riduzione complessiva del commercio in sede fissa pari al 7,1%, un dato sostanzialmente in linea con quello regionale. Tuttavia, alcune categorie mostrano segnali ancora più allarmanti.

Il commercio ambulante, ad esempio, evidenzia una contrazione superiore rispetto alla media regionale, che già supera il 20%. Anche la ristorazione subisce una flessione significativa, con una diminuzione prossima al 7%, segnale di una difficoltà diffusa che coinvolge l’intera filiera del terziario.

L’unico comparto in crescita è quello dell’alloggio, seppur a un ritmo inferiore rispetto al resto della Lombardia. In questo ambito, la provincia bresciana si conferma attrattiva grazie allo sviluppo degli affitti brevi e dei bed & breakfast, che stanno vivendo una fase di espansione marcata, soprattutto nelle aree a vocazione turistica.

Secondo le stime di Confesercenti, la perdita di attività in provincia di Brescia ha comportato una riduzione occupazionale di circa 5.500 posti di lavoro. Il recupero legato al settore dell’alloggio si ferma invece a circa mille unità, determinando un saldo finale nettamente negativo.

Una crisi che colpisce cultura e servizi essenziali

A livello nazionale, le situazioni più critiche riguardano le attività culturali e ricreative. Librerie, edicole, negozi di musica, articoli sportivi e giocattoli sono completamente assenti in 3.248 Comuni, dove risiedono oltre 3,8 milioni di persone. Un impoverimento che incide non solo sull’economia locale, ma anche sulla qualità della vita e sull’accesso alla cultura.

In forte arretramento anche la rete dei distributori di carburante: 3.796 Comuni, pari a oltre 6,6 milioni di abitanti, non dispongono più di un punto di rifornimento, obbligando i cittadini a percorrere lunghe distanze per un servizio essenziale.

L’allarme di Confesercenti

«Fare impresa in Italia è diventato una corsa a ostacoli», ha dichiarato il presidente di Confesercenti, Nico Gronchi. Negli ultimi dieci anni, la base imprenditoriale del terziario si è ridotta di oltre 140 mila unità e, secondo le previsioni, a fine 2025 il saldo negativo tra aperture e chiusure raggiungerà le 23 mila attività, in gran parte imprese individuali.

Un quadro che impone una riflessione profonda sulle politiche urbane, sul sostegno alle attività di vicinato e sulla necessità di strategie concrete per contrastare la desertificazione commerciale, fenomeno che sta cambiando il volto delle città e dei piccoli Comuni italiani.

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