Pfos nelle acque bresciane, nuova emergenza ambientale sotto osservazione

I monitoraggi Arpa confermano valori entro i limiti di sicurezza, ma con superamenti del valore medio annuo in fiumi e presenza diffusa nelle falde

La nuova emergenza ambientale che interessa il territorio bresciano si chiama Pfos, una sostanza appartenente alla famiglia dei Pfas (sostanze perfluoroalchiliche), composti chimici noti per la loro persistenza nell’ambiente e potenziale impatto sulla salute. Nonostante le restrizioni introdotte a livello europeo e il divieto di utilizzo nei processi produttivi dal 2009, il Pfos continua a essere rilevato nelle acque superficiali e sotterranee della provincia di Brescia, come confermato dai più recenti dati di monitoraggio.

Gli esiti delle 1.088 analisi condotte da Arpa nel corso del 2024 su fiumi, laghi, corsi d’acqua carsici e scarichi in tutta la Lombardia mostrano un quadro articolato. Per i Pfas nel loro complesso non sono stati registrati superamenti dei limiti normativi, confermando un trend stabile rispetto agli anni precedenti. Diversa, invece, la situazione per il Pfos (acido perfluoroottansolfonico), per il quale in alcuni corsi d’acqua si evidenzia il superamento del valore normativo medio annuo, fissato a 0,00065 µg/l, pur restando ampiamente al di sotto del limite di sicurezza massimo, pari a 36 µg/l.

I Pfas sono sostanze chimiche utilizzate sin dagli anni Cinquanta in numerosi settori industriali. Sono stati impiegati in rivestimenti per contenitori alimentari, tessuti antimacchia e impermeabili, vernici, schiume antincendio, imballaggi, mobili, oltre che in biocidi e prodotti fitosanitari. La loro elevata resistenza alla degradazione li rende inquinanti persistenti, motivo per cui sono oggi classificati come contaminanti emergenti.

Alla luce di queste criticità, il dipartimento di Brescia di Arpa, grazie a una convenzione con la Provincia valida per il triennio 2024-2026, ha promosso una specifica campagna di indagine sulle acque sotterranee. L’area interessata riguarda una porzione significativa della Bassa bresciana, comprendendo i comuni di Calcinato, Montichiari, Ghedi, Castenedolo, Leno, Manerbio, Borgosatollo, San Zeno, Montirone e Bagnolo. L’obiettivo è garantire continuità alle attività di controllo svolte tra il 2019 e il 2022, quando le indagini, anche in relazione ai cantieri Tav, avevano evidenziato presenze sporadiche di Pfas nelle falde di Lonato e Desenzano.

I dati storici avevano inoltre mostrato la presenza di Pfas nella falda superficiale, monitorata attraverso i piezometri di attività di cava e discarica, in particolare nei comuni di Ghedi, Manerbio e Montichiari. Il nuovo report Arpa, elaborato dalla direzione tecnica Monitoraggi e Prevenzione del rischio naturale di Arpa Lombardia, conferma la necessità di mantenere alta l’attenzione.

Nel corso del 2024, il monitoraggio dei Pfas in provincia di Brescia ha interessato 13 stazioni collocate lungo le aste dei principali corsi d’acqua: Mella (Villa Carcina, Castel Mella, Pralboino), Chiese (Barghe, Villanuova, Prevalle, Montichiari), Oglio sublacuale (Capriolo), oltre ai torrenti Garza a Ghedi, Toscolano a Toscolano e Valvestino, Caffaro a Bagolino e al vaso Fiume a Flero. Complessivamente sono state effettuate 87 campagne di monitoraggio.

I risultati indicano che nel 30% dei punti analizzati sui fiumi è stato riscontrato il superamento del valore medio annuo esclusivamente per il Pfos, senza però mai oltrepassare il limite massimo consentito. Situazione analoga per il lago d’Idro, mentre nel Sebino i valori di Pfos sono risultati sempre inferiori sia al valore medio annuo sia a quello massimo, delineando un quadro più rassicurante.

Più delicata, invece, la situazione per la fauna ittica. Nel 2024 sono stati rilevati valori superiori ai riferimenti normativi nei cavedani prelevati dal fiume Strone a Pontevico e nel Chiese in chiusura di bacino, in provincia di Mantova. Risultano invece conformi agli standard di qualità i dati relativi ai barbi nel fiume Mella, nel tratto di Capriano–Fenili Belasi.

Per quanto riguarda le acque sotterranee, Arpa ha riscontrato la presenza di Pfos in tracce nel 62% dei campioni analizzati, ma senza superamenti del valore limite di 0,03 µg/l. Nel 2024 sono state effettuate 30 campagne di monitoraggio in numerosi comuni, tra cui Bedizzole, Lonato, Prevalle, Barghe, Roé Volciano, Sabbio Chiese, Concesio, Villa Carcina, Verolavecchia, Gambara, Pralboino, Pavone, Remedello, Chiari, Flero, Montirone e Pontoglio.

Infine, l’attenzione si è concentrata anche sugli impianti di depurazione. Arpa ha eseguito controlli su 23 depuratori regionali, compreso quello di Concesio, che scarica nel fiume Mella. Nel corso delle campagne 2024 non sono stati rilevati composti Pfas nei depuratori, mentre nella stazione di Castel Mella, a valle dell’impianto, è stata riscontrata esclusivamente la presenza di Pfos, sempre in concentrazioni inferiori a 0,001 µg/l.

Il quadro che emerge evidenzia una situazione sotto controllo dal punto di vista normativo, ma che richiede monitoraggi costanti e mirati, considerata la pericolosità e la persistenza ambientale del Pfos. Un’attenzione che resta fondamentale per la tutela delle risorse idriche e della salute pubblica.

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