Un gesto semplice, una firma che richiede pochi secondi, ma che può cambiare radicalmente il destino di molte persone. Eppure, nel Bresciano, il consenso alla donazione di organi e tessuti continua a incontrare resistenze. I numeri parlano chiaro: 369.311 cittadini hanno detto “sì”, mentre 166.164 hanno espresso un diniego, pari a circa tre persone su dieci. A questi si aggiunge una quota rilevante di cittadini che non esprime alcuna preferenza, lasciando la decisione in sospeso.
Nonostante campagne di sensibilizzazione e iniziative diffuse sul territorio, la donazione di organi resta un tema che genera timore, soprattutto nel momento in cui la scelta viene richiesta allo sportello comunale durante il rinnovo della carta d’identità. Una decisione che spesso arriva all’improvviso, senza il tempo necessario per riflettere.
Paure culturali più che ideologiche
Secondo Vittoria Mensi, presidente di Aido Brescia, alla base dei rifiuti non ci sono motivazioni ideologiche o religiose, ma fattori culturali e psicologici. «Pesano soprattutto i timori legati alle procedure di accertamento della morte e la difficoltà di compiere una scelta così intima davanti a uno sconosciuto», spiega. Nella maggior parte dei casi, dunque, il “no” non è un rifiuto consapevole della donazione, ma il risultato di incertezza, paura o mancanza di informazioni chiare.
Un aspetto che rende ancora più urgente il lavoro di informazione, perché ogni opposizione rappresenta potenzialmente molte vite che non potranno essere salvate, considerando che da un singolo donatore possono derivare più trapianti.
Le iniziative di sensibilizzazione nel Bresciano
Proprio per contrastare queste paure, Aido Brescia è impegnata in una capillare attività di sensibilizzazione. «È fondamentale coltivare un clima di fiducia – sottolinea Mensi – per evitare quei “no” dettati solo dal timore». Le iniziative spaziano dagli incontri nelle scuole e nelle aziende alla presenza nelle piazze, fino alla diffusione di testimonianze dirette di persone trapiantate, che raccontano cosa significa ricevere una seconda possibilità di vita.
La promozione della cultura del dono ha assunto anche forme originali e quotidiane: un vagone della metropolitana allestito sul tema della donazione, messaggi stampati sulle confezioni del latte, collaborazioni con alcune gelaterie che hanno proposto il gusto simbolico “Il dono”, dal sapore dolce-amaro. Un modo per portare il tema nelle case e nei momenti di normalità, senza retorica.
Particolarmente significativa è stata anche “La stanza della vita”, allestita lo scorso anno all’interno degli Spedali Civili di Brescia. Uno spazio di ascolto e dialogo dedicato ai familiari dei defunti che non avevano espresso in vita la propria volontà, per accompagnarli in una decisione tanto delicata quanto difficile.
Dati in lieve peggioramento
Nonostante l’impegno sul campo, il fenomeno mostra un lieve peggioramento rispetto all’anno precedente. Un dato che si traduce in migliaia di opportunità in meno per chi è in lista d’attesa per un trapianto, spesso unica possibilità di sopravvivenza.
Nel Bresciano, il 69% dei cittadini ha espresso consenso alla donazione in fase di rinnovo della carta d’identità. Un dato superiore alla media regionale (68,5%) e a quella nazionale (66,3%), ma che non cancella le criticità. «Basta una firma allo sportello comunale – ricorda Mensi – ma si può esprimere il consenso anche tramite l’Aido, oppure parlandone chiaramente con i familiari. Anche un semplice biglietto nel portafogli con le proprie volontà può avere valore».
Comuni virtuosi e ritardatari
Brescia è stato il primo Comune della provincia ad attivare la possibilità di esprimere il consenso, nel lontano 2012. Negli anni successivi si sono aggiunti altri enti locali, fino agli ultimi ingressi di Longhena e Magasa nel 2023.
Tra i Comuni più virtuosi spicca Cedegolo, con il 97,7% di consensi (376 sì contro 9 no), seguito da Cevo con il 97,4%. All’estremo opposto si colloca Carpenedolo, dove il 66,7% dei cittadini ha espresso opposizione.
Una scelta che pesa sul futuro
«Chi attende un trapianto vive sospeso a un filo – conclude Vittoria Mensi –. Basta un semplice “sì” per non farlo spezzare. Io so il perché, ma non so per chi. L’importante, però, è farlo». Una frase che riassume il senso profondo della donazione: un atto di responsabilità collettiva, che va oltre il singolo e parla al futuro di tutti.