È esplosa la polemica a Brescia dopo l’annuncio della sindaca Laura Castelletti sulla realizzazione di 600 nuovi appartamenti nel quartiere di Sanpolino, comunicato durante la conferenza stampa di fine anno. Un progetto definito strategico dall’Amministrazione comunale, ma che ha colto di sorpresa il Consiglio di quartiere, che dichiara di non essere stato preventivamente informato né coinvolto nel percorso decisionale.
I Consigli di quartiere, istituiti nel 2014 in sostituzione delle circoscrizioni, rappresentano il principale strumento di partecipazione civica sul territorio, fungendo da collegamento tra cittadini e Comune su temi centrali come urbanistica, ambiente, servizi sociali e cultura. Proprio per questo, l’assenza di un confronto preliminare ha generato forte malcontento tra i rappresentanti locali.
A esprimere pubblicamente la propria critica sono stati il presidente del Cdq Sanpolino, Giuseppe Dughi, e la vicepresidente Giovanna Giacopini, che hanno annunciato la presentazione di una richiesta formale di accesso agli atti. «Abbiamo appreso dell’intervento a mezzo stampa – spiegano – e riteniamo inaccettabile che decisioni con un impatto urbanistico così rilevante vengano prese senza il coinvolgimento del quartiere».
Secondo il Consiglio di quartiere, la realizzazione di 600 nuovi alloggi è destinata a modificare in modo significativo la vivibilità dell’area, incidendo su traffico, servizi, spazi verdi e qualità della vita dei residenti. Da qui la richiesta di un cambio di metodo da parte di Palazzo della Loggia, con un maggiore ascolto dei territori prima di annunciare progetti già definiti.
«Chiudiamo il 2025 con una richiesta di accesso agli atti – dichiarano Dughi e Giacopini – e ci auguriamo che il 2026 si apra con una stagione nuova di partecipazione. Invitiamo cittadine e cittadini a condividere segnalazioni, idee e suggerimenti, partecipando alle riunioni del Consiglio di quartiere». L’appello si chiude con un invito simbolico a far “germogliare insieme la partecipazione”.
Alla critica istituzionale del Cdq si affianca quella, ancora più dura, del Comitato spontaneo contro le nocività di Brescia, che definisce il progetto una vera e propria operazione di “cementificazione”. Secondo il Comitato, l’intervento comporterebbe una colata di cemento di circa 53 mila metri quadrati, con conseguente consumo di suolo permeabile, distruzione di habitat naturali e biodiversità, oltre a un inevitabile aumento del traffico e delle emissioni di CO₂.
Il tema ambientale è centrale nella contestazione. Brescia è già indicata tra le città europee più inquinate, e secondo i comitati un’operazione di questo tipo rischia di aggravare ulteriormente una situazione critica. «Scelte di questo genere – sostengono – vengono spesso fatte nelle periferie popolari, senza una reale condivisione con chi in quei quartieri vive quotidianamente».
Il Comitato ricorda inoltre che oltre il 10% del territorio provinciale bresciano è già stato urbanizzato, con più di 50 mila ettari di suolo cancellati. In questo contesto, viene indicata come alternativa prioritaria la rigenerazione delle aree dismesse e delle fabbriche abbandonate, una strategia che consentirebbe di ridurre o azzerare il consumo di nuovo suolo.
Un altro nodo riguarda le numerose abitazioni pubbliche sfitte, di proprietà del Comune e di Aler, che secondo i comitati attendono da anni interventi di ristrutturazione e riqualificazione. «Le promesse parlano di massicci interventi nei prossimi anni – osservano – ma intanto si procede rapidamente con nuove edificazioni».
Nel mirino finisce anche la vicenda della demolizione della torre Tintoretto, che ha comportato la perdita di quasi 200 alloggi di edilizia residenziale pubblica. Un’operazione che, secondo i critici, avrebbe generato un conflitto sociale tra chi attendeva un alloggio popolare e chi, sfrattato, ha avuto priorità nelle assegnazioni, aggravando una situazione già complessa.
Infine, viene sollevata una riflessione più ampia sulla pianificazione urbanistica di Sanpolino, progettato in un’epoca in cui la crisi climatica e il calo demografico non avevano il peso attuale. I primi lotti, edificati fino al 2008, erano basati su studi specifici relativi alla ventilazione naturale e alla qualità degli spazi. Secondo i comitati, resta da capire se le nuove costruzioni rispetteranno questi criteri o seguiranno logiche diverse, già criticate in altri interventi recenti.
La partita sui 600 nuovi alloggi di Sanpolino è quindi solo all’inizio. Il confronto tra Amministrazione comunale, organismi di quartiere e cittadini si preannuncia acceso, con al centro temi cruciali come partecipazione, sostenibilità ambientale e qualità vita urbana.