Scenari senza precedenti si aprono in Venezuela dopo la decisione della Corte Suprema di Giustizia di affidare la presidenza ad interim alla vicepresidente Delcy Rodriguez, in seguito alla cattura del presidente Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti. L’ordinanza, emessa nelle prime ore di domenica 4 gennaio, punta a garantire la continuità istituzionale in una fase di forte instabilità politica e militare.
Secondo quanto riferito dalle autorità venezuelane, Maduro sarebbe stato arrestato nel corso di un’operazione statunitense ordinata dal presidente Donald Trump, avvenuta nella notte tra venerdì e sabato. Il blitz avrebbe colto di sorpresa il capo dello Stato e la moglie nella loro residenza. L’operazione, condotta da forze americane, sarebbe finalizzata al trasferimento del presidente venezuelano negli Stati Uniti, dove dovrà rispondere di accuse legate a narcotraffico e terrorismo.
La Corte Suprema del Venezuela, pur non dichiarando formalmente la decadenza definitiva di Maduro, ha stabilito che Delcy Rodriguez assuma temporaneamente tutti i poteri presidenziali. In una nota ufficiale, i giudici hanno chiarito che la vicepresidente dovrà “assumere ed esercitare tutte le attribuzioni, i doveri e i poteri inerenti alla funzione di presidente della Repubblica bolivariana del Venezuela”, con l’obiettivo di assicurare la continuità amministrativa e la difesa integrale della nazione. La mancata dichiarazione di decadenza impedisce, almeno per ora, l’avvio automatico di elezioni anticipate entro 30 giorni, previste dalla Costituzione in caso di vacanza definitiva della carica.
Intanto, dagli Stati Uniti arrivano dichiarazioni che segnano un ulteriore irrigidimento della posizione di Washington. Donald Trump ha annunciato che gli Usa sono pronti a “gestire il Paese fino alla transizione”, sottolineando che l’intervento avrebbe come obiettivo la tutela della popolazione venezuelana. Il presidente americano ha inoltre avvertito che nuove operazioni militari non sono escluse, parlando apertamente di un possibile secondo attacco qualora la situazione dovesse degenerare.
Sul fronte politico interno, Maria Corina Machado, leader dell’opposizione venezuelana e premio Nobel per la pace, ha definito l’arresto di Maduro “l’inizio di una nuova era”, dichiarandosi pronta ad assumere la guida del Paese. Tuttavia, secondo Trump, Machado non disporrebbe del sostegno politico necessario per garantire una transizione stabile, elemento che avrebbe rafforzato la decisione della Corte Suprema di affidare temporaneamente i poteri a Rodriguez.
Le conseguenze dell’operazione militare sono state pesanti anche sul piano umano. Secondo fonti citate dal New York Times, nel blitz sarebbero morte almeno 40 persone, tra militari e civili, durante gli scontri avvenuti nelle fasi concitate dell’intervento. Un bilancio che rischia di alimentare ulteriormente le tensioni interne e le critiche internazionali sull’uso della forza.
Dopo l’arresto, Maduro e la moglie sarebbero stati trasferiti a New York e rinchiusi al Metropolitan Detention Center di Brooklyn, una struttura federale che in passato ha ospitato detenuti di alto profilo come Joaquin “El Chapo” Guzman, Ghislaine Maxwell e P. Diddy. In precedenza, secondo le dichiarazioni di Trump, Maduro avrebbe tentato di rifugiarsi in una camera blindata, ma sarebbe stato intercettato prima di riuscire a mettersi in sicurezza.
Il presidente statunitense, parlando da Mar-a-Lago, ha fornito ulteriori dettagli sull’operazione, affermando che le forze americane avrebbero impiegato meno di un minuto per neutralizzare le difese. Trump ha inoltre annunciato che gli Stati Uniti si riapproprieranno delle infrastrutture petrolifere venezuelane, sostenendo che miliardi di dollari dovranno essere rimborsati e che il petrolio verrà indirizzato “verso i mercati corretti”.
Secondo le ultime informazioni, Maduro dovrebbe essere trasferito a Guantanamo prima del definitivo spostamento negli Stati Uniti a bordo di un aereo dell’Fbi. Una procedura che conferma l’intenzione di Washington di portare avanti l’azione giudiziaria fino in fondo.
La situazione resta estremamente fluida. Il futuro politico del Venezuela dipenderà ora dalle decisioni della Corte Suprema, dalle mosse della presidenza ad interim e dall’evoluzione del confronto con gli Stati Uniti. In un contesto già segnato da anni di crisi economica e istituzionale, gli sviluppi delle prossime ore saranno decisivi per comprendere se il Paese riuscirà ad avviarsi verso una transizione ordinata o se scivolerà in una fase di ulteriore instabilità.