Metro di Brescia, Comune sconfitto in tribunale sul mutuo con Cdp

Rigettato il ricorso contro Cassa depositi e prestiti: condanna alle spese, ma Palazzo Loggia annuncia l’appello

Il Comune di Brescia ha perso il primo round giudiziario nella complessa controversia legata al mutuo acceso per la realizzazione della metropolitana cittadina, ma la partita è tutt’altro che conclusa. Il Tribunale di Roma ha infatti dato ragione a Cassa depositi e prestiti (Cdp), respingendo le richieste avanzate da Palazzo Loggia e da Brescia Infrastrutture, società proprietaria dell’infrastruttura e titolare del finanziamento.

La vicenda affonda le radici in un contenzioso avviato nel 2017, dopo anni di tentativi di mediazione andati a vuoto. L’obiettivo dell’amministrazione comunale era quello di ridurre o azzerare la penale prevista per l’estinzione anticipata del mutuo stipulato per la linea Prealpino–Sant’Eufemia, ritenuto eccessivamente oneroso. L’unico risultato ottenuto in fase negoziale era stato una dilazione del debito, spalmata su più anni, ma senza un reale alleggerimento del peso economico sulle casse comunali.

Di fronte all’impossibilità di raggiungere un accordo soddisfacente, e nonostante le pressioni esercitate anche a livello parlamentare in modo trasversale, l’allora Amministrazione Del Bono aveva scelto la strada giudiziaria, aprendo un contenzioso civile nei confronti della società parastatale.

La prima udienza si era svolta a Roma nel luglio 2018, ma il procedimento ha seguito un percorso lungo e articolato, tra rinvii, scambi di memorie e cambi di giudici. Solo ora, sebbene la sentenza risalga al giugno scorso, se ne conoscono ufficialmente gli esiti. La XVII Sezione Civile del Tribunale di Roma ha respinto integralmente le tesi del Comune e di Brescia Infrastrutture, escludendo che il mutuo potesse essere considerato gratuito o usurario.

In particolare, il giudice ha bocciato la richiesta di restituzione delle rate già versate, ritenendo infondata l’interpretazione secondo cui i termini contrattuali originari sarebbero stati tali da configurare un’ipotesi di usura. Oltre al rigetto delle domande, la sentenza ha disposto la condanna al pagamento delle spese di lite, quantificate in 49.133 euro oltre accessori di legge, a favore di Cassa depositi e prestiti e di Banca Bper, subentrata a Ubi Banca nel rapporto contrattuale e coinvolta nella gestione dei conti legati al finanziamento.

La Giunta guidata da Laura Castelletti, informata dell’esito del primo grado di giudizio, ha deciso di impugnare la sentenza e procedere con l’appello, confermando la volontà di proseguire la battaglia legale. La questione, quindi, resta aperta e potrebbe arrivare anche al terzo grado di giudizio in Cassazione, allungando ulteriormente i tempi di una vicenda già durata diversi anni.

Il caso riguarda uno dei due mutui contratti per la metropolitana di Brescia, mentre l’altro è stato stipulato con Banca Intesa. Nello specifico, il finanziamento oggetto del contenzioso ammonta a 123 milioni di euro, sottoscritto nel 2012 con scadenza fissata al 31 dicembre 2037 e un tasso d’interesse del 5,69%. Un tasso che, secondo il Comune, risultava particolarmente gravoso.

Nel 2016, il mutuo era stato rinegoziato: la scadenza era stata allungata di otto anni e il tasso ridotto al 5,33%, una diminuzione giudicata comunque insufficiente da Palazzo Loggia. In quel periodo, infatti, il costo del denaro sul mercato si attestava intorno al 3%, elemento che aveva spinto l’amministrazione a definire il finanziamento come eccessivamente oneroso e a tentare una revisione più profonda delle condizioni.

Per il momento, però, la strategia giudiziaria non ha prodotto i risultati sperati. L’esito del primo grado rappresenta un passaggio sfavorevole per il Comune di Brescia, che tuttavia non intende rinunciare alla propria linea e attende ora il giudizio d’appello, nella speranza di ribaltare una decisione che continua a pesare in modo significativo sul bilancio pubblico.

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