Ossa tra Adro e San Pancrazio, svelata la datazione del ritrovamento

La Soprintendenza: si tratta di una sepoltura di epoca tardo romana o longobarda. Esclusa l’ipotesi di reato

Arriva una prima risposta al mistero delle ossa umane rinvenute nelle campagne tra Adro e San Pancrazio, a poca distanza dal casello autostradale A4 di Palazzolo sull’Oglio. Il sopralluogo della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Bergamo e Brescia, avvenuto nella mattinata di martedì 13 gennaio, ha consentito di fornire una datazione preliminare dei resti, che risalirebbero a una sepoltura di epoca tardo romana o longobarda.

Una valutazione che permette di escludere l’ipotesi di un fatto di cronaca recente e di orientare le indagini verso l’ambito archeologico, aprendo ora nuovi interrogativi sulla reale estensione del sito e sul valore storico del rinvenimento.

La segnalazione e il sequestro dell’area

Il caso era emerso nel pomeriggio di sabato, quando un cittadino che stava passeggiando nelle campagne aveva notato la presenza di ossa affioranti dal terreno e aveva immediatamente allertato le autorità. Il campo interessato si trova nel territorio comunale di Adro, in una zona agricola non lontana dall’asse autostradale.

Nella stessa serata era intervenuto il medico legale, che aveva confermato la natura umana dei resti, identificando un femore, una tibia e diverse falangi. A seguito di questa constatazione, l’area era stata posta sotto sequestro, mentre le indagini venivano affidate ai carabinieri della Compagnia di Chiari, con l’obiettivo di chiarire l’origine del ritrovamento.

L’ipotesi archeologica prende forma

Già dalle prime osservazioni, gli inquirenti avevano iniziato a considerare l’ipotesi che si trattasse di resti molto antichi, compatibili con un contesto archeologico. Un sospetto che ha trovato conferma con l’intervento della Soprintendenza.

Nella mattinata di martedì 13 gennaio, una funzionaria dell’ente, accompagnata dal sindaco di Adro Davide Moretti e dai carabinieri, ha effettuato un’ispezione approfondita dell’area. Dall’analisi dei materiali e delle tecniche di sepoltura, è emersa una prima attribuzione cronologica: epoca tardo romana o longobarda, un periodo che copre una fase cruciale di transizione storica tra la fine dell’Impero romano e l’alto Medioevo.

Secondo quanto emerso, le modalità di deposizione e gli elementi riscontrati nel terreno sarebbero coerenti con pratiche funerarie diffuse tra il IV e il VII secolo dopo Cristo.

Sepoltura isolata o necropoli?

Chiarita la datazione, resta ora da comprendere la reale portata della scoperta. Gli esperti dovranno stabilire se ci si trovi di fronte a una sepoltura isolata oppure a una necropoli più ampia, ipotesi che potrebbe aprire scenari di maggiore rilevanza archeologica.

Per questo motivo, la Soprintendenza ha annunciato che saranno disposte ulteriori indagini e approfondimenti, attraverso saggi e verifiche stratigrafiche. Solo al termine di queste operazioni sarà possibile stabilire se il rinvenimento abbia un valore storico significativo o se rientri tra i ritrovamenti occasionali, non rari in aree a lunga frequentazione umana.

Non va dimenticato, infatti, che nella stessa zona, ma sul territorio di San Pancrazio, già nella prima metà del Novecento erano riaffiorati reperti simili, segno di una presenza insediativa antica e diffusa.

Verso il dissequestro del terreno

Con l’esclusione dell’ipotesi di reato, nelle prossime ore potrebbe essere disposto il dissequestro dell’area. Tuttavia, il futuro del terreno resta legato all’esito delle verifiche archeologiche. Qualora venisse confermata la presenza di un sito di interesse, potrebbero essere avviati scavi sistematici e adottate misure di tutela.

Il ritrovamento rappresenta comunque un tassello in più nella ricostruzione della storia del territorio franciacortino, da sempre caratterizzato da una stratificazione millenaria di insediamenti.

Un territorio ricco di storia

L’area compresa tra Adro, San Pancrazio e Palazzolo sull’Oglio è nota agli studiosi per la sua continuità di frequentazione dall’epoca romana all’alto Medioevo. Scoperte come questa confermano la centralità storica del territorio, crocevia di vie di comunicazione e insediamenti agricoli già in età antica.

Ora spetterà alla Soprintendenza stabilire se le ossa rinvenute rappresentino un semplice episodio isolato o l’emersione di un sito di maggiore rilevanza, destinato ad arricchire il patrimonio archeologico locale.

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