È stato condannato complessivamente a 20 anni di reclusione l’osteopata imputato per abusi sessuali ai danni di pazienti, tra cui minori, al termine del processo celebrato davanti alla Corte d’assise di Brescia. La sentenza è arrivata nella giornata di ieri e rappresenta l’epilogo giudiziario di una vicenda che ha profondamente scosso il territorio bresciano e non solo.
Le vittime riconosciute nel procedimento sono sei, mentre le parti civili costituite erano quattro. Per altri due episodi contestati, invece, il collegio ha stabilito il non luogo a procedere per assenza di querela, elemento che ha impedito di entrare nel merito giudiziario di quei fatti.
Il processo e la posizione dell’imputato
Durante tutto il dibattimento, l’osteopata – 45enne di origine albanese, residente a Bologna – ha sempre respinto ogni accusa, sostenendo la correttezza delle proprie pratiche professionali. Anche nell’ultima udienza, l’uomo ha ribadito con fermezza la propria innocenza.
“Non ho fatto nulla di quanto mi viene contestato”, ha dichiarato davanti alla Corte, affermando di non riuscire a spiegarsi per quale motivo persone diverse, in periodi differenti, abbiano denunciato presunti abusi sessuali a suo carico. Una linea difensiva che non ha però convinto i giudici.
Il processo si è svolto davanti alla Corte d’assise presieduta da Roberto Spanó, che ha valutato le prove raccolte nel corso delle indagini e le testimonianze delle vittime, ritenendo l’imputato responsabile dei reati contestati.
La richiesta della Procura e la sentenza
La pubblica accusa aveva chiesto una condanna a 16 anni di carcere, ma il collegio giudicante ha stabilito una pena più severa, arrivando a 20 anni di reclusione complessivi, riconoscendo la gravità dei fatti e la presenza di circostanze aggravanti, in particolare legate alla minore età di alcune delle vittime.
La sentenza conferma l’impianto accusatorio costruito nel corso delle indagini e riconosce la pluralità degli episodi contestati, maturati in un contesto di fiducia tra pazienti e professionista sanitario.
Le indagini partite dalla denuncia di una famiglia
L’inchiesta della Procura di Brescia ha preso avvio nel luglio 2023, dopo la denuncia presentata dai familiari di un ragazzo di 14 anni della Franciacorta. Ai carabinieri, la madre dell’adolescente aveva raccontato quanto il figlio le aveva confidato in merito agli abusi subiti durante alcune sedute di osteopatia.
Secondo quanto emerso, le presunte violenze sarebbero avvenute nel corso di trattamenti eseguiti dall’osteopata, che operava a domicilio o in ambulatori situati nel Bresciano e in altri centri del Nord Italia. A seguito dei primi accertamenti, gli investigatori hanno ricostruito un quadro più ampio, individuando altre cinque vittime.
Sei vittime, tre minorenni
Tra le persone offese emerse nel corso delle indagini figurano tre minori, uno dei quali aveva meno di dieci anni all’epoca dei fatti, e due maggiorenni, oltre al ragazzo da cui è partita la denuncia. Un elemento che ha pesato in modo significativo sulla valutazione complessiva della vicenda da parte dei giudici.
Le testimonianze raccolte hanno permesso agli inquirenti di delineare modalità ricorrenti e un contesto in cui il ruolo professionale dell’imputato avrebbe favorito l’instaurarsi di un rapporto di fiducia, poi tradito.
Arresto e custodia cautelare
Nel mese di ottobre 2023, l’osteopata era stato rintracciato dai carabinieri a Bologna, arrestato e condotto in carcere con l’accusa di violenza sessuale aggravata. Da quel momento è rimasto a disposizione dell’autorità giudiziaria, mentre il procedimento proseguiva fino alla sentenza di condanna pronunciata ieri.
La decisione della Corte d’assise rappresenta un punto fermo in una vicenda giudiziaria complessa, che ha acceso i riflettori sul tema della tutela dei pazienti, in particolare dei minori, e sull’importanza dei controlli e delle segnalazioni tempestive in ambito sanitario.