Tre anni dal femminicidio di Yana Malaiko, la memoria e la giustizia

Il ricordo della giovane uccisa a Castiglione delle Stiviere e l’impegno dell’associazione Yana contro la violenza sulle donne

Sono trascorsi esattamente tre anni dal femminicidio di Yana Malaiko, la giovane donna uccisa il 20 gennaio 2023 a Castiglione delle Stiviere dall’ex fidanzato Dumitru Stratan. Un anniversario che riapre una ferita ancora viva e che richiama l’attenzione su una vicenda diventata simbolo della lotta contro la violenza di genere e dell’impegno per una giustizia ritenuta, dalla famiglia, non ancora compiuta.

La scomparsa di Yana aveva tenuto con il fiato sospeso un intero territorio. Dopo undici giorni di ricerche estenuanti, il suo corpo fu ritrovato all’interno di un trolley sepolto lungo una strada di campagna al confine con Lonato del Garda. Un ritrovamento che scosse profondamente l’opinione pubblica e che segnò in modo indelebile la comunità locale.

Un luogo di memoria per Yana e per tutte le vittime

Nel punto in cui il corpo di Yana venne rinvenuto, sorge ancora oggi un memoriale, diventato nel tempo uno spazio di raccoglimento, silenzio e preghiera. Non solo un luogo per ricordare Yana, ma anche un simbolo per tutte le vittime di femminicidio, un monito costante contro l’indifferenza e la sottovalutazione dei segnali di violenza.

A ricordare questo doloroso anniversario è l’associazione Yana – You Are Not Alone Odv, nata proprio dalla volontà di trasformare una tragedia personale in un’azione concreta di aiuto e prevenzione. Un impegno che affonda le radici nel dolore, ma guarda al futuro con determinazione.

Il dolore del padre e la battaglia per la giustizia

Il padre di Yana, Oleksandr, convive ogni giorno con una perdita che non trova attenuazione nel tempo. La sua voce è diventata una testimonianza pubblica e un richiamo costante alla responsabilità delle istituzioni. La sentenza emessa finora non ha previsto la condanna all’ergastolo per l’autore del femminicidio, una decisione che la famiglia considera non proporzionata alla gravità del crimine.

Per questo motivo, come ricordato dall’associazione, nel prossimo mese di marzo è fissata la prima udienza d’appello, con l’obiettivo di ottenere una revisione della sentenza. Un passaggio giudiziario ritenuto cruciale nella ricerca di quella che Oleksandr definisce una “giustizia piena”.

«Mia figlia è stata uccisa due volte: la prima dalla violenza, la seconda da una sentenza che non restituisce il peso di ciò che è accaduto», ha dichiarato il padre di Yana. Parole che restituiscono la profondità di un dolore che si intreccia con la richiesta di riconoscimento e responsabilità. «Non posso riportarla indietro, ma posso continuare a chiedere giustizia per lei e per tutte le donne che non hanno più voce».

Dalla tragedia all’impegno sociale

Dopo il ritrovamento del corpo di Yana, Oleksandr ha scelto di non fermarsi al lutto, dando vita insieme ad amici e professionisti all’associazione Yana – You Are Not Alone Odv. L’obiettivo è chiaro: non lasciare sole le vittime di violenza, intervenendo già ai primi segnali di abuso.

L’associazione offre ascolto, supporto e orientamento verso percorsi di tutela e giustizia, cercando di intercettare situazioni di rischio prima che degenerino. Un lavoro silenzioso ma fondamentale, che si muove sul terreno della prevenzione e dell’accompagnamento, spesso decisivo per chi vive relazioni segnate da controllo e violenza.

Un’eredità che continua a proteggere

Nel ricordo di Yana, l’impegno dell’associazione assume un significato ancora più profondo. «Ogni donna salvata è una vita che mia figlia continua a proteggere», afferma Oleksandr. Un messaggio che trasforma il nome di Yana in un simbolo di speranza e di coraggio per chi fatica a trovare la forza di chiedere aiuto.

La storia di Yana Malaiko resta una ferita aperta, ma anche un richiamo costante alla responsabilità collettiva. Ricordarla, a tre anni dal femminicidio, significa non solo onorare la sua memoria, ma ribadire con forza che la lotta contro la violenza sulle donne passa dalla giustizia, dalla prevenzione e dalla presenza concreta accanto alle vittime.

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