Discarica Vallosa, emergono nuovi gas tossici oltre a Pcb e diossine

Il report Arpa rivela la presenza di più di 30 sostanze gassose oltre i limiti di legge nel sito di Passirano: la bonifica resta una priorità ambientale da decenni

La discarica ex Cava Vallosa di Passirano, nel cuore della Franciacorta, torna al centro dell’attenzione per una contaminazione ambientale ancora più estesa di quanto finora accertato. Non solo Pcb, mercurio e diossine nel terreno: secondo l’ultimo report pubblicato da Arpa, nel sottosuolo del sito sarebbero presenti oltre trenta sostanze gassose inquinanti, molte delle quali con concentrazioni superiori ai limiti di legge.

Il documento, che aggiorna e amplia il quadro delle criticità ambientali, rappresenta un nuovo tassello in una vicenda che si trascina da decenni. La bonifica completa della Vallosa è stimata in almeno 70 milioni di euro, con una prima tranche di 20 milioni per la quale la Regione Lombardia, tramite l’assessore all’Ambiente Giorgio Maione, ha già sollecitato l’intervento del Governo.

Oltre trenta gas inquinanti rilevati da Arpa

La relazione Arpa, in parte anticipata dalla stampa locale, si concentra sulle analisi delle sostanze gassose presenti nel sottosuolo della discarica. I risultati evidenziano un superamento dei limiti normativi per numerosi composti, alcuni dei quali particolarmente pericolosi per la salute e per l’ambiente.

Tra le sostanze rilevate figurano metano, composti organici volatili con valori che raggiungono 2.399,167 mg/m³, xileni (170 mg/m³), tricloroetilene (665 mg/m³), anidride solforosa (8,333 mg/m³) e benzene (40,22 mg/m³). Secondo Arpa, si tratta di concentrazioni molto elevate, che potrebbero essere addirittura sottostimate.

Nel report si sottolinea infatti la presenza diffusa di inquinanti gassosi, con ulteriori analisi già programmate per completare il quadro conoscitivo del sito. Un elemento che rafforza la percezione di una situazione ambientale ancora lontana dalla messa in sicurezza definitiva.

Una storia che affonda negli anni Sessanta

La discarica Vallosa ha un passato complesso e controverso. In origine cava di sabbia e ghiaia, dal 1965 l’area viene autorizzata come discarica per rifiuti solidi urbani. L’utilizzo ufficiale prosegue dal 1972 al 1979, fino alla chiusura disposta dal sindaco dopo una segnalazione dell’autorità sanitaria sulla presenza di rifiuti inquinanti.

Nel 1983 la Caffaro spa comunica all’Ussl lo smaltimento di fusti metallici contenenti Pcb nella discarica, attività che, secondo le ricostruzioni, sarebbe avvenuta già tra il 1969 e il 1975. La svolta arriva nei primi anni Duemila, quando il caso Caffaro assume rilevanza nazionale: nel 2002 vengono emanate le prime ordinanze comunali che vietano la coltivazione delle aree agricole circostanti e impongono la recinzione del sito.

Nel 2003 la Vallosa entra ufficialmente nel Sin Caffaro – Sito di interesse nazionale, insieme alle discariche Pianera e Pianerino di Castegnato.

Il capping e gli interventi di contenimento

Negli ultimi anni sono stati avviati interventi di messa in sicurezza, in particolare l’operazione di “capping” conclusa tra ottobre 2021 e dicembre 2022. L’intervento ha previsto il rimodellamento del terreno di copertura, la realizzazione di sistemi di drenaggio per gas e acque, la posa di strati impermeabilizzanti, l’inerbimento e la piantumazione di specie mellifere.

Sono stati inoltre installati un impianto di estrazione dei gas e un sistema Pump & Stock per la gestione del percolato. Opere importanti, ma considerate ancora insufficienti rispetto alla complessità della contaminazione.

Divieti ancora in vigore nelle aree circostanti

Nei terreni intorno alla discarica resta valida l’ordinanza comunale del 16 febbraio 2021, che vieta aratura, scavi, allevamento e pascolo di animali, oltre alla coltivazione di numerosi ortaggi destinati all’alimentazione umana. Sono consentite solo alcune colture specifiche, risultate indenni da contaminazione in seguito ad analisi sperimentali, mentre per altre produzioni agricole è necessaria una deroga comunale.

Le prime indagini risalgono al 2001, quando Asl e Arpa rilevarono superamenti dei limiti di Pcb e mercurio e la presenza di Pcb nel sangue di alcuni residenti. Successive analisi del 2013 confermarono contaminazioni diffuse da Pcb e diossine in quasi tutti i mappali analizzati.

Un sito vasto e ancora critico

L’area della discarica Vallosa si estende per oltre 45mila metri quadrati, con rifiuti che raggiungono i 13 metri di profondità e un volume stimato vicino ai 500mila metri cubi. Numeri che spiegano la complessità e i costi elevati di una bonifica definitiva.

Il nuovo report Arpa riporta l’attenzione su una delle emergenze ambientali più rilevanti della Franciacorta, evidenziando come, nonostante gli interventi effettuati, il sito continui a rappresentare una criticità sanitaria e ambientale che richiede risorse, tempi e decisioni strutturali.

Subscribe
Notificami
guest
0 Commenti
più nuovi
più vecchi più votati
Inline Feedbacks
View all comments

Articoli correlati

Un’operazione di controllo all’interno dell’Istituto Medeghini ha portato alla denuncia di uno studente minorenne...
Polfer Polizia Ferroviaria Brescia
Violenza contro la Polfer durante l’intervento: agenti feriti e auto di servizio danneggiata a Brescia...
Decisiva la segnalazione immediata: i Carabinieri bloccano un raggiro con spoofing bancario...

Altre notizie