Si è chiusa la fase delle indagini preliminari sulla tragedia avvenuta nel dicembre del 2024 in Val Palot, sui monti alle spalle di Pisogne, che costò la vita ad Angelo Frassi, 67 anni. Il pubblico ministero Caty Bressanelli ha confermato le accuse di omicidio colposo nei confronti di Silvano Sorio e Nicoletta Merighetti, marito e moglie, rispettivamente legale rappresentante e procuratore speciale della società “Dnf Sport”, che fino a pochi mesi fa gestiva gli impianti di risalita del piccolo comprensorio sciistico.
La vicenda giudiziaria, destinata ad avere ulteriori sviluppi, ruota attorno a una ricostruzione dei fatti che esclude l’ipotesi del malore e riconduce invece la morte dell’uomo a un infortunio sul lavoro, avvenuto durante le attività legate alla gestione dello skilift.
La ricostruzione dell’incidente
Secondo quanto emerso dalle indagini, Angelo Frassi sarebbe precipitato da un pilone dello skilift, finendo ai piedi della struttura. In un primo momento, l’episodio era stato ipotizzato come un decesso per cause naturali, ma gli accertamenti successivi avrebbero messo in luce criticità nella sicurezza e nella gestione dell’impianto, aprendo la strada all’ipotesi di responsabilità penali a carico dei gestori.
Gli investigatori hanno concentrato l’attenzione sulle condizioni operative e sulle misure di prevenzione adottate, valutando se fossero adeguate a tutelare l’incolumità dei lavoratori. Da qui la contestazione del reato di omicidio colposo a carico dei vertici della società Dnf Sport, ritenuti responsabili, a vario titolo, della gestione degli impianti.
L’accusa di favoreggiamento
Oltre alle contestazioni rivolte ai gestori, è stata confermata anche l’accusa di favoreggiamento nei confronti di Agostino Frassi, dipendente della stessa società. Secondo l’impostazione accusatoria, l’uomo, dopo aver rinvenuto il corpo senza vita di Angelo Frassi ai piedi del pilone dello skilift, avrebbe spostato il cadavere, con l’intento di far apparire il decesso come conseguenza di un malore improvviso.
Un comportamento che, secondo la Procura, avrebbe avuto lo scopo di ostacolare la corretta ricostruzione dell’accaduto, influenzando le prime valutazioni sulle cause della morte. Proprio questo presunto tentativo di alterare la scena dell’incidente ha contribuito ad aggravare il quadro giudiziario dell’intera vicenda.
Nessuna richiesta di interrogatorio
Con la chiusura delle indagini preliminari, si apre ora una fase procedurale delicata, ma l’eventuale processo non è imminente. Il pubblico ministero dovrà infatti formulare la richiesta di rinvio a giudizio, passaggio necessario per portare la vicenda davanti a un tribunale.
Secondo quanto trapelato, nessuno degli indagati ha chiesto di essere interrogato nei venti giorni previsti dalla legge dopo la notifica di conclusione delle indagini. Una scelta che lascia invariato l’impianto accusatorio delineato dalla Procura e che rinvia ogni confronto diretto alla fase successiva del procedimento.
Un caso che ha segnato la comunità
La morte di Angelo Frassi aveva suscitato forte impressione nella comunità locale e nel mondo degli sport invernali, anche per le iniziali incertezze sulle cause del decesso. Il passaggio dall’ipotesi di malore a quella di infortunio sul lavoro ha segnato una svolta decisiva nell’inchiesta, portando all’arresto dei gestori degli impianti e all’approfondimento delle responsabilità legate alla sicurezza.
La chiusura delle indagini rappresenta ora un punto fermo sul piano investigativo, ma non ancora una conclusione definitiva della vicenda giudiziaria. Molto dipenderà dalle decisioni della Procura e dalle valutazioni del giudice nelle prossime fasi.
Attesa per le decisioni della Procura
Il caso di Val Palot resta dunque aperto sul fronte giudiziario, con accuse pesanti che attendono una verifica in aula. L’eventuale processo dovrà chiarire se le condotte contestate abbiano avuto un ruolo determinante nel decesso e se vi siano state omissioni o violazioni delle norme di sicurezza.
Nel frattempo, la tragedia continua a rappresentare un monito sul tema della tutela dei lavoratori negli impianti sciistici, soprattutto in realtà di dimensioni ridotte, dove la gestione della sicurezza assume un ruolo ancora più centrale.