Agrivoltaico a Fornaci: cittadini contro i maxi impianti

Progetto da 21 ettari vicino alle case, raccolte 600 firme: timori per paesaggio, isola di calore e vuoti normativi

Una distesa di pannelli fotovoltaici al posto dei campi. È lo scenario che temono i residenti di Fornaci, quartiere di Brescia, dove un progetto agrivoltaico da 21 ettari tra via del Serpente e la Tangenziale ha acceso il dibattito pubblico. L’area interessata, molto vicina all’abitato, potrebbe ospitare circa 210mila metri quadrati di moduli solari installati su strutture rialzate tra i due e i cinque metri dal suolo.

Il sistema agrivoltaico prevede la coesistenza tra coltivazioni e produzione di energia rinnovabile. Gli investitori lo presentano come un modello capace di coniugare sostenibilità ambientale e redditività economica: energia “pulita” e terreni agricoli mantenuti produttivi sotto i pannelli. Una soluzione che, secondo i promotori, rappresenta un’alternativa preferibile alle fonti fossili e contribuisce alla transizione energetica.

Non tutti, però, condividono questa visione. I residenti di Fornaci temono un impatto pesante sul paesaggio e sulla qualità della vita. L’allarme è scattato a dicembre, quando si è diffusa la notizia che l’Opera Pia Carboni, storica istituzione della Diocesi bresciana proprietaria dei terreni, avrebbe concesso in affitto i campi alla Snam per la realizzazione dell’impianto, dopo aver chiuso la locazione con un agricoltore.

La reazione è stata immediata. È nato un comitato spontaneo che ha raccolto circa 600 firme e organizzato un’assemblea pubblica, chiedendo chiarimenti alle istituzioni. I cittadini temono un effetto domino: altri proprietari potrebbero seguire l’esempio, moltiplicando gli impianti e trasformando radicalmente il territorio. Il riferimento è a casi come Dorno, nel Pavese, dove una quota significativa del territorio comunale è stata interessata dal fotovoltaico.

Tra le preoccupazioni sollevate c’è anche il possibile effetto “isola di calore”, legato alla presenza estesa di superfici metalliche esposte al sole. Un tema che si intreccia con le politiche ambientali del Comune di Brescia, impegnato nel contrasto ai cambiamenti climatici attraverso il Piano aria e clima. I residenti mettono in conto anche il potenziale deprezzamento degli immobili situati a ridosso dell’area individuata.

Sul piano politico, la vicenda ha raccolto prese di posizione trasversali. Esponenti del Partito Democratico e rappresentanti del centrodestra hanno espresso solidarietà ai cittadini. L’ex sindaco Emilio Del Bono, oggi vicepresidente del Consiglio regionale, ha sottolineato come senza una cornice normativa chiara da parte della Regione sia difficile intervenire in modo incisivo.

Il nodo principale riguarda proprio la regolamentazione. Esistono riferimenti normativi, come il Decreto Aree Idonee che individua i criteri per l’installazione degli impianti, ma permangono spazi interpretativi. Una delibera regionale del 2024 è stata annullata dal Tar, lasciando aperti diversi “buchi” legislativi che consentono ai progetti di proseguire l’iter autorizzativo. In assenza di un quadro più stringente, le competenze tra Comune e Provincia risultano limitate e talvolta poco definite.

Il fenomeno dell’agrivoltaico è in espansione in tutta Italia, con progetti di grandi dimensioni già avviati o in fase di autorizzazione in diverse regioni, dall’Emilia Romagna al Veneto, fino alla Toscana. In provincia di Brescia sarebbero già circa cento gli ettari interessati da questo tipo di impianti.

Il comitato di Fornaci sta valutando ulteriori iniziative, anche attraverso il coinvolgimento della Rete delle associazioni lombarde (Ral) per ottenere supporto tecnico e legale. Tra le forme di protesta ipotizzate vi è l’esposizione di lenzuola alle finestre, dopo che uno striscione era stato rimosso dalla Polizia locale.

Il confronto resta aperto tra esigenze di transizione energetica e tutela del paesaggio, in un equilibrio che richiede regole chiare e condivise per evitare conflitti tra sviluppo e qualità della vita.

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