Nuovi passi nel cammino verso gli altari per diverse figure del mondo cattolico. Papa Leone XIV ha autorizzato il Dicastero delle Cause dei Santi a promulgare una serie di Decreti nel corso dell’udienza concessa al cardinale prefetto Marcello Semeraro. Tra questi spicca quello che riconosce il miracolo attribuito all’intercessione del sacerdote libanese Béchara Abou-Mourad, aprendo così la strada alla sua beatificazione.
Il religioso, appartenente all’Ordine Basiliano del Santissimo Salvatore dei Melchiti, viene riconosciuto per la prodigiosa guarigione di una donna costretta sulla sedia a rotelle, evento ritenuto inspiegabile secondo i criteri richiesti dalla Congregazione.
Nella stessa udienza, il Pontefice ha autorizzato anche la promulgazione del Decreto per la beatificazione equipollente di Gabriele Maria, sacerdote francese dell’Ordine dei Frati Minori e cofondatore dell’Ordine della Santissima Annunciazione della Beata Vergine Maria. In questo caso è stato confermato il culto spontaneo e continuativo già esistente nei confronti della figura religiosa.
Virtù eroiche per quattro nuove figure
Accanto alle beatificazioni, sono stati riconosciuti ulteriori Decreti che attestano le virtù eroiche di quattro persone, ora dichiarate venerabili. Tra queste figura Fausto Gei, laico bresciano membro dell’Associazione Silenziosi operai della croce, insieme al sacerdote ligure Francesco Lombardi e al frate cappuccino indiano Theophane.
Il riconoscimento delle virtù eroiche rappresenta un passaggio fondamentale nel percorso verso la beatificazione, attestando una vita vissuta in modo esemplare secondo i principi evangelici.
Chi era Fausto Gei
Fausto Gei nacque a Brescia il 24 marzo 1927, figlio di Angelo e Maria Della Biasia. Crebbe a pochi passi dal Duomo cittadino, frequentando la parrocchia guidata da monsignor Luigi Fossati e l’oratorio della Pace, allora retto da Padre Bevilacqua e Padre Manziana.
A vent’anni, mentre stava completando il secondo anno di università, fu colpito da una grave malattia: la sclerosi a placche. Fu lui stesso a intuire la diagnosi, poi confermata in ospedale. Consapevole della gravità della patologia, si affidò anche alla speranza di un miracolo, recandosi in pellegrinaggio a Lourdes, senza però ottenere la guarigione fisica.
Nonostante il progressivo aggravarsi delle condizioni di salute, la sua esperienza personale si trasformò in un cammino spirituale profondo. Gei maturò una forte testimonianza di fede, improntata all’offerta della sofferenza come forma di partecipazione al mistero cristiano.
Nel 1955 entrò a far parte del Centro volontari della sofferenza. Nel suo testamento spirituale lasciò parole che sintetizzano la sua visione: l’invito ad aiutare gli altri a trovare la strada verso Dio attraverso l’amore, la preghiera e l’offerta delle proprie prove. Negli anni Sessanta conobbe monsignor Luigi Novarese e aderì ai Silenziosi operai della croce.
Fausto Gei morì il 27 marzo 1968, a soli 41 anni. Il riconoscimento delle sue virtù eroiche ne valorizza la testimonianza di fede vissuta nella malattia e nel servizio spirituale agli altri.