Il possibile limite del 30% di alunni di origine straniera nelle classi apre un confronto particolarmente rilevante nel territorio bresciano. La provincia conta infatti circa 33mila studenti con un cognome non italiano e si colloca, per numero assoluto, tra le realtà italiane con la presenza più consistente di alunni di origine straniera.
Il dato, tuttavia, va letto tenendo conto di un elemento demografico importante: quasi sette studenti su dieci sono nati in Italia oppure hanno comunque iniziato nel Paese il proprio percorso scolastico. La definizione di “straniero”, quindi, non restituisce da sola la complessità della situazione presente nelle scuole.
La distribuzione degli alunni non è uniforme. In alcuni quartieri cittadini e in determinati comuni la presenza è particolarmente elevata, mentre altri istituti registrano percentuali molto più contenute. È proprio questa differenza territoriale a rendere complessa l’eventuale applicazione di una soglia uniforme.
I numeri del territorio bresciano
Nel Bresciano sono rappresentate circa 130 nazionalità, comprendendo sia cittadini provenienti da Paesi extraeuropei sia comunità europee numerose, come quelle romena e albanese.
La concentrazione delle famiglie in determinate aree si riflette inevitabilmente nella composizione delle classi. Alcuni istituti superano infatti ampiamente la soglia indicata, mentre altri presentano una presenza di alunni con origine straniera molto più ridotta.
A livello nazionale, secondo i dati richiamati nel dibattito, sono state individuate circa mille classi caratterizzate da una forte concentrazione di studenti stranieri e da una significativa differenza rispetto agli alunni italiani. I numeri definitivi relativi all’anno scolastico 2026-27, però, devono ancora essere delineati.
Un ulteriore elemento riguarda l’evoluzione demografica. Gli arrivi dall’estero non registrano più i ritmi osservati nei primi anni Duemila, mentre la diminuzione degli studenti italiani sta modificando progressivamente le proporzioni all’interno delle scuole.
Le percentuali nei comprensivi bresciani
Gli effetti di un eventuale tetto sarebbero particolarmente evidenti in alcuni istituti cittadini. Al Centro 3, per esempio, la presenza supera la soglia del 30%. Il vicepreside Giovanni Pasini, che è anche consigliere comunale, considera problematica l’ipotesi e richiama le difficoltà già incontrate in passato nell’applicazione di indicazioni analoghe.
Secondo Pasini, la formazione delle classi viene già effettuata tenendo conto di diversi parametri per evitare concentrazioni eccessive. L’eventuale trasferimento degli studenti da un istituto all’altro, sostiene, potrebbe diventare difficile da gestire e incidere sui percorsi di integrazione.
Una situazione differente riguarda l’Est 3. Il dirigente Sergio Ziveri sottolinea che, qualora la norma dovesse entrare in vigore, sarebbe necessario un coordinamento esteso a scuole, amministrazione comunale e sistema dei trasporti. Tra le questioni da definire ci sarebbe anche quella relativa ai criteri con cui individuare gli studenti da considerare ai fini della soglia.
Est 1 e Ovest 2 oltre il 30%
Percentuali superiori alla soglia sono presenti anche in altre realtà. All’Est 1 il dirigente Gaetano Greco indica una media intorno al 38%. La sua posizione è improntata alla prudenza: le indicazioni operative non sono ancora definitive e, inoltre, le classi per l’anno scolastico appena iniziato sono già state formate.
Un aspetto considerato rilevante è la provenienza generazionale degli studenti. La maggior parte dei ragazzi dell’istituto, secondo quanto riferito dal dirigente, appartiene alla seconda o terza generazione e potrebbe quindi non rientrare nei criteri che saranno eventualmente individuati dalla nuova disciplina.
Anche all’Ovest 2 la percentuale raggiunge circa il 40%. La dirigente Patrizia Galeri evidenzia però che nove studenti su dieci, tra quelli considerati, appartengono a seconde generazioni. Le principali comunità presenti nell’istituto comprendono ragazzi di origine nordafricana, pakistana e indiana.
Per Galeri una possibile soluzione potrebbe consistere nell’aumento delle risorse disponibili per consentire lo sdoppiamento delle classi quando la concentrazione diventa particolarmente elevata. Anche in questo caso, tuttavia, un eventuale intervento avrebbe tempi incompatibili con l’anno scolastico appena iniziato e guarderebbe soprattutto agli anni successivi.
Integrazione e organizzazione
Le scuole bresciane hanno già sviluppato nel corso degli anni progetti di integrazione, attività di alfabetizzazione e percorsi dedicati agli studenti non italofoni. In alcuni casi le iniziative coinvolgono anche le famiglie, con attività rivolte ai genitori.
Il tema non riguarda quindi soltanto la composizione numerica delle classi. Dirigenti e insegnanti devono infatti confrontarsi con aspetti legati alla conoscenza della lingua, ai percorsi educativi individuali, alla distribuzione territoriale degli studenti e alla disponibilità di personale e risorse.
Il dibattito coinvolge anche le organizzazioni sindacali. Livia Pedretti, segretaria della Flc Cgil, ha espresso contrarietà all’impostazione del provvedimento, richiamando la necessità di investimenti nella scuola e nei percorsi di inclusione.
Tra le ipotesi collegate alla revisione delle regole scolastiche viene inoltre indicata l’introduzione di ulteriori disposizioni riguardanti la conoscenza dell’italiano da parte dei genitori e l’uso del burqa negli istituti.
Una questione ancora da definire
Per le scuole bresciane, dunque, il nodo principale resta quello dell’applicazione concreta. Il superamento del 30% è già una realtà in diversi istituti, ma una parte consistente degli studenti di origine straniera è nata in Italia e ha frequentato il sistema scolastico nazionale fin dai primi anni.
Restano inoltre da stabilire i criteri con cui verrà calcolata la percentuale, le modalità per eventuali redistribuzioni degli iscritti e le risorse necessarie per affrontare gli squilibri territoriali.
La discussione sul tetto agli studenti stranieri nelle classi si intreccia quindi con una questione più ampia: come organizzare una scuola che deve gestire contemporaneamente una crescente pluralità culturale e il calo complessivo della popolazione scolastica. Nel Bresciano, dove le percentuali cambiano sensibilmente da un istituto all’altro, saranno soprattutto le modalità operative a determinare gli effetti concreti della misura.
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