La presenza del tarlo asiatico sul lago d’Iseo, individuata la scorsa primavera dai tecnici del servizio fitosanitario regionale, continua a richiedere interventi mirati. L’infestazione, al momento circoscritta al territorio di Paratico e unica nel Bresciano, ha reso necessaria l’adozione di misure restrittive e di monitoraggio costante per evitare un’ulteriore diffusione.
A riaccendere l’attenzione sul problema è stato il recente ritorno delle squadre dell’Ersaf, già protagoniste in maggio del taglio di 55 alberi colpiti nel centro storico. Allora erano stati rimossi principalmente aceri nella zona del lungolago, nei parchi dell’Oselanda e Tengattini e nel quartiere ex Montalto, con cippatura immediata di fusti e rami per limitare il rischio di propagazione. Anche in questi giorni i tecnici sono di nuovo al lavoro, con operazioni concentrate tra il fine settimana e l’inizio della nuova settimana.
Il tarlo asiatico (Anoplophora glabripennis) è un insetto altamente distruttivo: scavando cunicoli nel fusto degli alberi interrompe la circolazione della linfa, provocando nel giro di pochi anni il disseccamento della pianta. Per contrastarlo, sul territorio di Paratico è stata istituita un’“area delimitata”, la quinta in Lombardia dopo quelle di Trescore Balneario, Ghisalba, Treviolo e Grumello del Monte. Questo dispositivo permette un controllo più capillare e interventi vincolati alla normativa europea sugli organismi nocivi.
Le nuove operazioni in corso prevedono il taglio di altre 50-60 piante nel parco di via Anna Frank, al Vanzago — soprattutto aceri saccarini e pioppi — e di 11 esemplari nel parco dell’Oselanda di via Risorgimento. Tra queste ultime figura anche un imponente acero di circa 25 metri, situato vicino all’anfiteatro e alle scuole. Per consentire le lavorazioni, il Comune ha momentaneamente chiuso le vie interessate.
Come spiegato in passato dal sindaco Carlo Tengattini, ogni pianta rimossa sarà sostituita con specie non vulnerabili al tarlo asiatico. Verranno quindi evitati aceri, pioppi e tutte le essenze considerate a rischio — tra cui betulle, ippocastani, olmi, salici, ontani, carpini, faggi, biancospini, platani e numerose piante da frutto come meli, noccioli, peri, castagni, agrumi e fichi domestici. Le scelte si orienteranno invece verso conifere e altri alberi resistenti all’insetto.
La Regione, con la creazione delle aree delimitate, mantiene un controllo serrato sui punti critici, ampliando il raggio d’azione fino a 100 metri attorno alle piante infestate e istituendo una fascia cuscinetto di ulteriori due chilometri. Misure indispensabili per impedire che un parassita così aggressivo possa minacciare anche altri territori agricoli e urbani.