Non si attenuano le proteste dei cittadini bresciani, in particolare dei residenti del quartiere Fornaci, per il progetto che prevede la realizzazione di un vasto impianto fotovoltaico su terreni agricoli a sud della città. L’intervento interesserebbe un’area di circa 210mila metri quadrati, pari a 21 ettari — l’equivalente di 68 piò bresciani o di circa 30 campi da calcio — compresa tra via del Serpente e la tangenziale Ovest.
A guidare la mobilitazione è un comitato spontaneo presieduto da Paola Dall’Asta, nato con l’obiettivo dichiarato di bloccare l’iniziativa. Secondo i promotori, si tratterebbe di una porzione di territorio agricolo storico, situata a ridosso dei quartieri meridionali di Brescia e parte integrante di quello che viene definito il “polmone verde” cittadino. La trasformazione dei campi in una distesa di moduli fotovoltaici viene percepita come una modifica radicale del paesaggio e dell’identità dell’area.
Negli ultimi giorni nel quartiere sono comparsi nuovi striscioni e volantini, con slogan che esprimono contrarietà al progetto. Tra i messaggi più diffusi: “No all’agrivoltaico speculativo; sì al rispetto dell’ambiente e dei cittadini”. Il comitato sottolinea come la protesta non coinvolga più soltanto gli abitanti della zona, ma stia raccogliendo adesioni anche da altri quartieri cittadini, segno di una crescente attenzione verso il tema.
“Fornaci non molla”, ribadiscono i rappresentanti del gruppo, evidenziando come lo sdegno e la preoccupazione non si siano attenuati. Al centro delle contestazioni vi è soprattutto l’impatto di un impianto di tali dimensioni, considerato potenzialmente invasivo sia sotto il profilo ambientale sia sotto quello paesaggistico. I residenti temono ripercussioni sulla qualità della vita quotidiana e un cambiamento permanente dell’assetto del territorio.
Il progetto prevede l’installazione di moduli fotovoltaici su terreni agricoli concessi in affitto alla Snam, società attiva nella realizzazione di infrastrutture energetiche. Le aree interessate appartengono all’Opera Pia Carboni, storica istituzione della Diocesi bresciana con un patrimonio diffuso tra terreni e cascine. La scelta di destinare superfici agricole alla produzione energetica rappresenta uno dei nodi centrali del dibattito, in un contesto in cui la transizione ecologica si confronta con le esigenze di tutela del paesaggio e delle attività tradizionali.
Il tema dell’agrivoltaico, che combina produzione agricola e generazione di energia rinnovabile, è al centro di un confronto sempre più acceso in diversi territori italiani. Nel caso di Fornaci, i cittadini chiedono maggiore chiarezza sulle modalità di realizzazione dell’impianto, sulle eventuali compensazioni ambientali e sulle ricadute effettive per la comunità locale.
La richiesta avanzata dal comitato è definita in tre parole: ascolto, trasparenza e tutela del territorio. I residenti sollecitano un dialogo con le istituzioni e con i soggetti coinvolti, affinché vengano valutate attentamente le implicazioni urbanistiche e ambientali dell’intervento.
Il confronto resta aperto e si annuncia centrale nei prossimi mesi, quando il progetto potrebbe entrare in una fase più operativa. Nel frattempo, la mobilitazione continua a manifestarsi con iniziative pubbliche e campagne informative, in un clima di forte attenzione verso il futuro dell’area agricola a sud di Brescia.