Giovanni Patti: un maestro di falconeria in Valsabbia dalle radici siciliane

Da quando è arrivato nel Bresciano, Giovanni ha iniziato a dedicarsi all'allevamento e all'addestramento di rapaci, arrivando a gestire ben 25 esemplari

Nel 1999, Giovanni Patti ha lasciato la sua amata Agrigento, nella profonda Sicilia, per cercare nuove opportunità in Valsabbia, una terra che gli avrebbe offerto ciò che la sua patria non poteva. La sua passione per gli animali, coltivata fin da giovane con l’allevamento e l’addestramento dei cavalli, lo ha accompagnato anche nel nord Italia. Tuttavia, è stato il lavoro come tecnico all’Itis di Vobarno a spingerlo a trasferirsi, nonostante le difficoltà iniziali. In questi anni, Giovanni è riuscito a trasformare una passione in una vera e propria arte, diventando maestro di falconeria.

Da quando è arrivato nel Bresciano, Giovanni ha iniziato a dedicarsi all’allevamento e all’addestramento di rapaci, arrivando a gestire ben 25 esemplari tra poiane e diverse specie di falchi. Questi animali trovano casa in una spaziosa area a Prevalle, gentilmente offerta dal suo amico Geppo. Giovanni spiega che la falconeria non è solo caccia simulata, ma anche una pratica utile per controllare la popolazione di animali come i piccioni e un’opportunità per partecipare a gare di volo e velocità. Tuttavia, ciò che rende questa disciplina speciale è il rapporto di amore e rispetto che si crea tra il falconiere e i suoi volatili. Ogni giorno, Giovanni dedica tempo ai suoi falchi, assicurandosi che siano in salute e curando ogni minimo dettaglio, dalla pesatura quotidiana alla loro alimentazione.

Tra i numerosi falchi addestrati da Giovanni, uno in particolare ha raggiunto la fama: Spidy. Questo rapace ha conquistato il titolo di falco più veloce d’Italia nel marzo scorso, durante il primo campionato italiano di volo radente a Montecatini Terme. In soli 10 secondi, Spidy ha coperto una distanza di 200 metri, dimostrando l’abilità e la dedizione del suo addestratore.

Nonostante la sua vita sia legata indissolubilmente ai falchi e al loro mondo, Giovanni ha vissuto in diverse località del Bresciano, spostandosi tra Polpenazze, Vobarno, Sabbio Chiese, Sopraponte di Gavardo e, infine, Raffa di Puegnago. Solo il lavoro è rimasto una costante, ancorato in Valsabbia. Tuttavia, la sua vera passione rimane quella con le ali, una passione che lo accompagna ovunque vada.

Oggi, in Italia, ci sono circa 3.200 falconieri e la falconeria è riconosciuta dall’Unesco come patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Questa pratica richiede esperienza e conoscenza, qualità che Giovanni ha sviluppato nel corso degli anni. Un aspetto spesso discusso riguarda l’uso del cappuccio sui falchi. Giovanni spiega che serve a ridurre lo stress degli animali, i quali sono creature estremamente sensibili. L’alimentazione è un altro elemento cruciale: il cibo offerto ai falchi è di alta qualità, simile a quello che troverebbero in natura. Tuttavia, essendo cresciuti in cattività, liberarli significherebbe condannarli a morte, poiché non sarebbero in grado di sopravvivere da soli.

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