La Polveriera di Mompiano, situata nella valle di Mompiano a Brescia e adiacente al parco naturistico delle Colline, è stata oggetto di discussioni e progetti per oltre trent’anni. Tuttavia, al di là delle proposte e delle idee avanzate nel corso degli anni, la situazione sembra essere rimasta immutata dal 1992, quando i soldati abbandonarono definitivamente l’area. La domanda che sorge spontanea è: la Polveriera è una risorsa o un problema per Brescia?
Complicazioni nell’intervenire su aree ex militari
La complessità di intervenire su aree ex militari è stata sottolineata da Gigi Fondra, un cittadino che si è interessato alla questione della Polveriera. Questa complessità è dovuta a una serie di fattori, tra cui la burocrazia e la necessità di bonificare l’area da ordigni bellici. Tuttavia, il problema principale sembra essere la mancanza di una visione chiara per il futuro dell’area.
La certezza del “caposaldo del verde urbano”
L’unica certezza riguardo alla Polveriera è stata enunciata dal Piano di Governo del Territorio (Pgt), che la definisce un “caposaldo del verde urbano“. Tuttavia, questa affermazione è una cosa, mentre gli investimenti necessari per trasformare l’area in una risorsa concreta sono un’altra. Il progetto commissionato allo studio d’architettura Dodici richiederebbe un investimento di circa 6 milioni di euro, e questo importo potrebbe non essere sufficiente, considerando anche gli interventi necessari sulla palazzina del corpo di guardia e sulla viabilità di accesso.
Ritardi e visione a lungo termine
La questione centrale è: cosa si intende fare con questi sei milioni di euro? Questa è una domanda che si pone a distanza di 16 anni dall’acquisto dell’area di 146.000 metri quadrati, inizialmente utilizzata come deposito di esplosivi. L’acquisto da parte della Giunta Corsini per 600.000 euro dal Demanio militare potrebbe sollevare interrogativi sul fatto che l’Amministrazione fosse al corrente dei problemi legati all’acquisizione.
Il problema del “prendi e lascia”
Un episodio significativo riguarda il processo di bonifica dell’area dagli ordigni bellici. Il Comune ha dovuto temporaneamente rivendere l’area al Demanio e riacquistarla successivamente dopo la bonifica. Questa complicazione ha contribuito a prolungare i tempi dell’intervento, che diventano critici considerando che la Polveriera è entrata sotto la giurisdizione della Soprintendenza dopo 70 anni dalla sua costruzione.
Investimento per scopi politici o reale necessità?
Sorge il dubbio se gli investimenti proposti per la Polveriera siano effettivamente giustificati. La mancanza di chiarezza sull’entità della frequentazione, l’identikit dei frequentatori e le modalità di attrazione di turisti e scolaresche sollevano interrogativi sul valore reale di questo investimento. Gigi Fondra sottolinea che la Polveriera potrebbe essere stata utilizzata per fini di consenso politico, piuttosto che essere una priorità effettiva delle Amministrazioni comunali.
La persistente volontà dell’Amministrazione
Nonostante le incertezze e le sfide, l’attuale assessore all’Ambiente, Camilla Bianchi, ribadisce la volontà di lavorare sulla Polveriera. Si fa riferimento a tavoli di discussione con i soggetti interessati e la prospettiva di un’educazione ambientale con taglio didattico e scientifico, in collaborazione con il museo di scienze. La conservazione delle riservette, come richiesto dalla Soprintendenza, è prioritaria, e si sta valutando un progetto tecnico-economico per la palazzina del corpo di guardia. L’obiettivo immediato è restituire alla città la fruibilità del primo lotto, per cui è in corso la progettazione esecutiva.