Clara Martinengo Villagana: Brescia piange la sua scomparsa

La sua recente scomparsa, dopo una lunga malattia all'età di 93 anni, lascia un vuoto incolmabile nel mondo della musica

La nobiltà e l’arte hanno tessuto insieme le trame di una vita eccezionale, quella di Clara Martinengo Villagana, la cui esistenza si è distinta per una dedizione incondizionata alla musica e un’ineguagliabile appartenenza storica. Nata nel 1931 da una delle famiglie più influenti del XIX secolo, i Martinengo Palatino di Villagana, Clara ha attraversato gli anni con la grazia e la bellezza proprie di chi ha vissuto intensamente tra i fasti di un’epoca ormai lontana. La sua recente scomparsa, dopo una lunga malattia all’età di 93 anni, lascia un vuoto incolmabile nel mondo della musica e nella società a cui apparteneva.

Cresciuta tra le mura di storici palazzi e ville, Clara trovò rifugio e ispirazione musicale durante gli anni bui della seconda Guerra Mondiale nella sua grande villa di Sale Marasino, affacciata sulle sponde del Sebino. Qui, sotto la guida del maestro Arturo Benedetti Michelangeli, uno dei pianisti più celebri del Novecento, scopre e coltiva la sua passione per il pianoforte, strumento che diventa il suo più caro compagno di vita e di memorie.

Non solo un rifugio dalle difficoltà del conflitto, ma anche un luogo di crescita artistica, la villa di Sale Marasino è stata teatro delle prime lezioni di piano con Michelangeli. Queste esperienze formatrici sono state fondamentali per Clara, che dopo la guerra ha proseguito il suo percorso musicale, ottenendo il diploma di pianoforte al Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia. La sua formazione includeva anche tre corsi di perfezionamento tenuti dal suo mentore a Arezzo, che hanno affinato ulteriormente la sua maestria al pianoforte.

La contessa ha condiviso le sue memorie e le sue esperienze in “Tranche de Vie”, un libro pubblicato nel 2016 che è più di un’autobiografia; è un viaggio attraverso ricordi di luoghi, musiche e incontri che hanno segnato il suo percorso di vita. Le sue parole offrono uno sguardo intimo su un’epoca e una Brescia che oggi appaiono distanti, raccontando storie di resilienza, bellezza e arte.

Inoltre, la sua profonda ammirazione per Benedetti Michelangeli l’ha portata a dedicare un volume alla sua vita, “Controluce”, pubblicato nel 2004, consolidando il suo impegno nel preservare e celebrare la cultura musicale.

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