La stagione estiva sul Lago di Garda è ormai iniziata, ma le vetrine dei locali continuano a esporre cartelli con la scritta “cercasi collaboratori”. Questo fenomeno, già presente negli ultimi anni, si è intensificato dopo la pandemia, rendendo difficile mantenere un servizio di qualità senza una riduzione delle prestazioni.
Le cause del problema
Il Covid-19 ha avuto un impatto significativo sul commercio e sul tessuto sociale, influenzando il bacino di competenze costruito negli anni grazie ai collaboratori storici. Questo cambiamento ha colpito duramente il settore turistico, già fragile per la sua stagionalità.
I dati dell’occupazione
Nonostante le difficoltà, ci sono segnali positivi per quanto riguarda l’occupazione. Secondo l’indagine Excelsior di Unioncamere per la provincia di Brescia, nel periodo marzo/maggio di quest’anno si sono registrate 35.240 nuove unità lavorative, di cui 12.500 nel settore del commercio e della ricettività. Questo rappresenta un incremento del 14% rispetto all’anno precedente.
Tuttavia, la stabilità lavorativa rimane un problema: solo il 25% delle nuove assunzioni prevede contratti a tempo indeterminato o di apprendistato, mentre il restante 75% è a termine. Inoltre, il 17% delle imprese bresciane prevede di assumere nuovi collaboratori nei prossimi mesi.
Andrea Maggioni, coordinatore di Confesercenti Lombardia Orientale per il Lago di Garda, sottolinea la necessità di una riduzione del cuneo fiscale da parte del governo per sostenere ulteriormente le imprese.
La situazione a Salò e Limone
Località turistiche come Salò e Limone illustrano chiaramente le difficoltà nel reperire personale qualificato. A Salò, la campagna di reclutamento avviata dall’associazione commercianti ed esercenti Salò Promotion ha attirato 50 curricula, ma solo dieci candidati sono stati assunti. La maggior parte dei candidati non è risultata idonea o disponibile a lavorare nei fine settimana, requisito fondamentale per il settore.
A Limone, il neo eletto sindaco Franceschino Risatti ha evidenziato la mancanza di manodopera qualificata. Nonostante l’arrivo di molti giovani tramite accordi con scuole alberghiere slovacche, la preparazione non sempre è adeguata alle esigenze locali. Risatti propone di iniziare gli stage formativi già prima del terzo anno di scuola alberghiera per migliorare la situazione.
Proposte per il futuro
Secondo Maggioni, il problema è strutturale e riguarda la formazione professionale. In Italia ci sono pochi istituti alberghieri, e quelli esistenti necessitano di aggiornamenti nei piani di studio per avvicinarli maggiormente al mondo del lavoro. Se il turismo è realmente “il petrolio d’Italia”, è fondamentale investire nella formazione dei giovani per garantire un futuro più stabile e qualificato per il settore.