Da Taranto a Vicenza, dal 2019, le «Mamme italiane» hanno creato una rete di 66 associazioni, tra cui le Mamme di Brescia, il Comitato Cittadini Calcinato, le Mamme del Chiese e il Comitato La Roccia. Questa rete si batte per la tutela del territorio e contro l’inquinamento, con l’obiettivo di proteggere le generazioni future dalle conseguenze delle scelte ambientali irresponsabili dei Governi.
Incontro a Roma per lo sviluppo sostenibile
Le rappresentanti delle Mamme italiane hanno incontrato ieri i parlamentari a Palazzo Montecitorio, chiedendo azioni immediate per promuovere lo sviluppo sostenibile e proteggere l’ecosistema. Roberta Caldera del Comitato La Roccia ha sottolineato l’urgenza di interventi concreti, criticando le promesse vuote e invocando politiche trasparenti e coraggiose.
La situazione critica a Brescia
Durante il suo intervento, Roberta Caldera ha descritto una situazione drammatica a Brescia: numerose aree sono contaminate da vecchi siti industriali e discariche, e i progetti dannosi e finanziariamente insostenibili continuano ad essere imposti. Il costo del progetto del depuratore del Garda è salito a 240 milioni, mentre una semplice ristrutturazione degli impianti esistenti sarebbe stata più economica e meno dannosa per l’ambiente.
Caldera ha evidenziato come Brescia conti 271 siti inquinati contro i 205 comuni, con discariche che gestiscono rifiuti 13 volte superiori alla media nazionale. La città è al primo posto in Europa per decessi causati da polveri sottili, e le acque sono inquinate da scarichi industriali, reflui e pesticidi.
Il caso della Wte e le bonifiche al Sin Caffaro
Roberta Caldera ha anche ricordato il caso della Wte, che ha sparso fanghi tossici su tremila ettari di terreno in 78 Comuni italiani. Inoltre, ha criticato l’uso delle risorse dei cittadini per le bonifiche del Sin Caffaro, sostenendo che dovrebbero essere finanziate con i beni di chi ha causato il danno. La popolazione ha subito danni permanenti a causa di una continua esposizione a sostanze tossiche.
Caldera ha concluso dicendo che non si oppongono ai progetti di innovazione e sviluppo, purché questi non compromettano la salute dei cittadini.