I risultati preliminari dell’autopsia condotta su Giada Zanola, la mamma bresciana uccisa e gettata dal cavalcavia di Vigonza (Padova) dal compagno Andrea Favero, rivelano un dettaglio inquietante: la vittima potrebbe essere stata stordita e avvelenata. Il medico legale Claudio Terranova ha riscontrato tracce di benzodiazepine nei tessuti analizzati, alimentando l’ipotesi che qualcuno l’abbia narcotizzata intenzionalmente. Questi psicofarmaci, noti per le loro proprietà ipnotiche, ansiolitiche e sedative, non erano stati prescritti a Giada, concentrando i sospetti sul compagno.
Le benzodiazepine, contenute in farmaci come Lexotan e Xanax, sollevano ora una domanda cruciale: l’avvelenamento è avvenuto una sola volta immediatamente prima dell’omicidio o, come Giada aveva confidato ad un’amica, è stato somministrato nel tempo? Su questo punto stanno indagando gli investigatori della Squadra Mobile, coordinati dal pm Giorgio Falcone.
Secondo la ricostruzione dei fatti, nella notte del 29 maggio, attorno alle 3:30, Andrea Favero avrebbe ucciso Giada, madre di un figlio piccolo. Avrebbe poi caricato il corpo sulla Ford C-Max e trasportato fino al cavalcavia che si affaccia sull’A4, a circa un chilometro dalla loro casa, per simulare un suicidio facendola cadere nel vuoto. Ora, l’autopsia aggiunge una nuova dimensione al caso, complicando ulteriormente la posizione di Favero e introducendo l’aggravante della premeditazione.
La scoperta delle benzodiazepine apre un nuovo scenario investigativo, rafforzando l’idea che l’omicidio non sia stato un atto impulsivo, ma un crimine pianificato. Gli inquirenti stanno valutando la possibilità che Favero abbia utilizzato questi psicofarmaci per stordire Giada e renderla inoffensiva prima di ucciderla.
Questo caso di cronaca, già tragico, diventa così ancora più cupo e complesso, richiedendo ulteriori indagini per chiarire tutti i dettagli di una vicenda che ha sconvolto la comunità bresciana e non solo. La premeditazione, se confermata, renderebbe ancora più grave il crimine commesso, sottolineando la freddezza e la brutalità con cui è stato perpetrato.