Giada Zanola, la 33enne trovata morta a Vigonza, provincia di Padova, aveva nel corpo tracce di benzodiazepine, un potente tranquillante. Questo è quanto emerge dagli esiti preliminari dell’autopsia, eseguita dal medico legale su incarico della procura. La presenza del farmaco ha alimentato i sospetti che qualcuno possa averla drogata prima della sua tragica fine.
Nei giorni successivi alla sua morte, avvenuta in circostanze misteriose, le indagini hanno rapidamente puntato in una direzione specifica. La ricostruzione degli investigatori sostiene che Giada sia stata gettata da un cavalcavia dell’A4. Andrea Favero, il suo compagno, è stato arrestato con l’accusa di omicidio volontario e si trova attualmente in carcere.
Le dichiarazioni di Andrea Favero
Favero avrebbe inizialmente confessato il delitto agli investigatori, senza la presenza di un avvocato o di un pubblico ministero. Tuttavia, una volta assistito dal suo legale durante l’interrogatorio formale, la sua versione dei fatti è cambiata, culminando in un vago “non ricordo” sugli ultimi istanti di vita di Giada.
La paura di essere drogata
Giada aveva manifestato a più persone la paura di essere drogata, una paura che potrebbe essersi concretizzata. Gli amici e i conoscenti della vittima hanno dichiarato che, nei giorni precedenti la sua morte, non aveva mostrato segni di voler togliersi la vita. Questo rende ancora più inquietante la scoperta delle benzodiazepine nel suo corpo.
Secondo le prime indagini, Giada è morta dopo essere caduta dal cavalcavia ed essere stata investita. Questo scenario è compatibile con uno stato di stordimento indotto dai farmaci. Due giorni dopo la sua morte, Giada avrebbe dovuto iniziare a lavorare presso l’area di servizio gestita da un uomo con cui stava instaurando un nuovo legame affettivo, segnando una rottura definitiva con Favero.
Indagini in corso
La squadra Mobile di Padova e la procura stanno lavorando intensamente sul caso. L’ipotesi di uno stordimento premeditato, che ha portato all’omicidio, è al vaglio degli inquirenti. Sebbene l’aggravante della premeditazione non sia stata ancora formalmente contestata, le indagini mirano a raccogliere prove sufficienti per giustificarla.
Il caso ha scosso profondamente non solo la comunità di Vigonza, ma anche l’intera provincia di Padova e la città natale di Giada, Folzano. La ricerca della verità è ora il principale obiettivo delle autorità, che continuano a esplorare ogni pista possibile per fare giustizia.