Giacomo Bozzoli, residente sul Lago di Garda, è condannato all’ergastolo per l’omicidio dello zio Mario. La moglie e il figlio risultano anch’essi scomparsi.
Sequestrati dispositivi informatici
Le ultime indagini confermano che Giacomo Bozzoli potrebbe trovarsi all’estero. I carabinieri hanno sequestrato dispositivi informatici durante una perquisizione nella sua abitazione a Soiano del Garda. Questi elementi potrebbero essere cruciali per rintracciare il 39enne, che è sfuggito alla cattura dopo la condanna definitiva all’ergastolo per l’omicidio dello zio Mario Bozzoli.
Le parole del suocero
Daniele Colossi, suocero di Giacomo, ha espresso la sua angoscia per la situazione, augurandosi che il genero si costituisca al più presto. “Questa vicenda mi sta distruggendo. Spero che Giacomo si consegni per il bene suo, della mia figlia e del mio nipotino,” ha dichiarato Colossi, aggiungendo che si è subito messo a disposizione degli inquirenti, ritenendo sia la cosa migliore per tutti.
Perquisita la villa di Soiano
In tarda serata, i carabinieri hanno perquisito la villa di Giacomo Bozzoli a Soiano del Garda su ordine della procura di Brescia. La perquisizione è avvenuta dopo l’emissione di un decreto di latitanza e di un mandato di arresto europeo. Presenti alla perquisizione erano il padre Adelio e il fratello Alex, proprietario della villa dove Giacomo viveva dal 2015 con la famiglia.
La fuga di Giacomo Bozzoli
Nonostante la condanna definitiva all’ergastolo, Giacomo Bozzoli è riuscito a sfuggire alla cattura, portando con sé la moglie e il figlio. Suo padre Adelio afferma di non sapere dove si trovi, mentre il suocero Daniele ha dichiarato ai carabinieri che potrebbe essere in una zona imprecisata della Francia. Il nome di Giacomo è ora presente nei database delle forze dell’ordine a livello nazionale e internazionale, e la Procura ha emesso un mandato di arresto europeo.
I vicini di casa a Soiano del Garda riferiscono di non averlo visto da dieci giorni. Non ci sono tracce di soggiorni in alberghi italiani, e i passaporti della moglie e del figlio sono ancora validi. Il passaporto di Giacomo, invece, risulta scaduto e non rinnovato. Negli ultimi sei mesi, non ha mai preso un aereo, suggerendo una fuga pianificata nei minimi dettagli.
Una fuga ben organizzata
Secondo alcune ipotesi, Giacomo avrebbe pianificato la sua latitanza nei nove anni che hanno separato l’inizio del caso dalla sentenza definitiva. Chi lo ha conosciuto in questi anni afferma che la decisione su cosa fare dipende solo da lui. Tuttavia, potrebbe trattarsi di una fuga temporanea, legata a un evento personale: il compleanno del figlioletto, proprio nei giorni di inizio luglio.
Dopo questi momenti di libertà, Giacomo potrebbe decidere di costituirsi, forse al Verziano, un penitenziario bresciano meno duro rispetto ad altri. Tuttavia, queste rimangono solo ipotesi e supposizioni. Gli ultimi avvistamenti del 39enne e le indagini in corso saranno determinanti per la sua cattura.