La strategia difensiva di Dumitru Stratan, imputato per l’omicidio della ex fidanzata Yana Malaiko, si concentra sul dubbio che la vittima fosse ancora viva quando è stata rinchiusa nella valigia. Stratan, 34 anni, è accusato dell’omicidio avvenuto la notte del 20 gennaio dell’anno scorso a Mantova, con il corpo ritrovato 11 giorni dopo tra Lonato e Castiglione delle Stiviere.
Gli avvocati difensori di Stratan, Gregorio Viscomi e Domenico Grande Aracri, hanno sollecitato nella quinta udienza la testimonianza del medico legale Dalila Ranalletta. Secondo la loro consulente, è possibile che Yana fosse solo tramortita e che i segni sul collo siano stati causati dalla compressione nella valigia. Questa ipotesi è cruciale per la difesa, che mira a dimostrare che Stratan, sotto l’effetto della cocaina, non fosse in grado di capire se Yana fosse viva o morta.
Se fosse dimostrato che Stratan era incapace di intendere e di volere, cadrebbe l’aggravante della premeditazione, la quale comporterebbe l’ergastolo. La Pm Lucia Lombardo contesta con decisione queste ricostruzioni.
L’ipotesi avanzata dalla difesa e le contestazioni
Il criminologo forense Gianni Spoletti, consulente della parte civile rappresentata da Angelo Lino Murtas, ritiene irrazionale l’ipotesi di Ranalletta secondo cui Stratan abbia cercato di rianimare Yana. Non ci sono segni che provino tale tentativo, ma nemmeno segni che lo escludano. Tuttavia, l’azione non sembra coerente con la sequenza degli eventi confermata dalla scena del crimine.
Spoletti ricorda che Yana, nonostante le minacce di morte sottovalutate, è stata vittima di una violenza inaudita da parte di Stratan. La giovane ha cercato di difendersi e fuggire, come testimoniano gli schizzi di sangue nella stanza e sulla maniglia della porta. Yana è stata picchiata, soffocata con un cuscino e strangolata, come confermato dal criminologo.
Le prossime fasi del processo
Il processo riprenderà il 12 settembre con l’audizione del perito Michele Vitiello, che ha trascritto le intercettazioni, e il 30 settembre con il maresciallo Giovanni Gostoli, il primo ad esaminare il corpo di Yana dopo il ritrovamento. La difesa insiste sulla ricostruzione dei fatti per dimostrare l’incapacità di Stratan di intendere e di volere, puntando a evitare l’ergastolo per l’imputato, che ha confessato l’omicidio ma negato la premeditazione.
La strategia difensiva di Stratan mira a far emergere un quadro di incapacità dovuto all’uso di sostanze stupefacenti, cercando di trasformare un delitto premeditato in un atto compiuto in preda alla rabbia e sotto l’influenza della cocaina. Tuttavia, le contestazioni della Pm e degli esperti forensi rendono questa tesi ardua da sostenere.