Andrea Chersi, editore di Brescia, ha recentemente dato alle stampe la prima traduzione italiana di una delle opere più polemiche di Martin Lutero, intitolata “Contro il Papato di Roma creato dal diavolo”. Questo pamphlet, originariamente pubblicato il 26 marzo 1545, rappresenta l’ultimo scritto del riformatore tedesco, e fino ad ora non era mai stato tradotto in italiano. La pubblicazione, che conta 159 pagine e viene venduta al prezzo di 10 euro, include una riproduzione fedele delle xilografie originali realizzate da Lucas Cranach il Vecchio sotto la supervisione dello stesso Lutero.
Un’opera sconosciuta in Italia
Chersi ha spiegato che la pubblicazione di questa opera in Italia potrebbe far comprendere ai lettori la ragione per cui questo scritto era rimasto inedito nel paese fino ad oggi. Il contesto storico in cui Lutero compose questo testo era dominato dal conflitto tra la Chiesa cattolica e i movimenti protestanti. In particolare, il papa Paolo III, Alessandro Farnese, inviò due brevi all’imperatore del Sacro Romano Impero, Carlo V, nel tentativo di dissuaderlo dal fare concessioni ai protestanti e dall’aprire un concilio nazionale germanico. Questa iniziativa papale spinse Lutero a scrivere quello che sarebbe diventato il suo ultimo, violento atto di accusa contro il papato.
La furia di Lutero contro la corruzione del papato
L’editore bresciano descrive lo scritto come una “furia della natura” contro il sistema corrotto del papato. Lutero non esitava a definire questa corruzione come “la mia grande angoscia”, rivelando un profondo disgusto verso il potere della Chiesa romana. Secondo Chersi, l’opera segna il limite estremo della forza distruttrice di Lutero, che attacca senza remore la gerarchia ecclesiastica, ponendosi in aperto conflitto con le norme della carità cristiana.
Il pensiero radicale di Lutero
Chersi sottolinea che Martin Lutero era un uomo dalle passioni intense, che non si poneva limiti nella sua aggressività contro un sistema che riteneva profondamente corrotto. Nonostante il suo conflitto con la Chiesa, Lutero non era ben visto neanche dai signori feudali e manteneva una posizione critica anche verso i movimenti popolari e contadini. Lutero non cercava una rivoluzione sociale, ma una riforma radicale della Chiesa. In questo testo, emerge chiaramente il senso di urgenza di Lutero, che percepiva l’approssimarsi della sua morte senza essere riuscito a distruggere il nemico che, anzi, sembrava riprendere forza.
Un linguaggio forte e provocatorio
La protesta di Lutero, che era iniziata con le famose 95 tesi contro la vendita delle indulgenze nel 1517, raggiunge in quest’opera un tono ancora più aspro. Lutero denuncia l’ossessione dei papi per il potere terreno, l’avidità e la dissolutezza sessuale, criticando anche i metodi con cui i papi avevano ottenuto la loro legittimità per governare la Chiesa e gli imperi secolari. Chersi definisce il linguaggio di Lutero in questo pamphlet come “straordinario, sorprendente e divertente”, citando esempi di espressioni estremamente forti come: “Il papa si è fatto capo del cristianesimo, ossia è il sottobuco e culo del diavolo”.
L’apprezzamento di Chersi per Lutero
Nonostante i toni estremi, Chersi conclude sottolineando che Martin Lutero riscuote simpatia per il suo coraggio nell’attaccare senza timore la corruzione della sua gerarchia ecclesiastica. L’editore ammira in particolare il modo in cui Lutero, con grande veemenza, si è ribellato contro i poteri forti della sua epoca.