Multa da 500 euro per contrattazione di prestazioni sessuali: i Comuni rischiano grosso

La legittimità delle sanzioni comunali per la contrattazione di prestazioni sessuali su strada è messa in discussione, con possibili risarcimenti che potrebbero avere gravi conseguenze economiche per i Comuni.

Prostituzione

Alcuni Comuni italiani potrebbero trovarsi in difficoltà finanziarie qualora i tribunali dovessero riconoscere l’illegittimità delle multe da 500 euro imposte per la contrattazione di prestazioni sessuali su strada. Questa eventualità, al momento solo ipotetica, potrebbe portare a significativi risarcimenti per gli automobilisti sanzionati.

L’avvocato Gianbattista Bellitti ha sollevato la questione, evidenziando che i provvedimenti comunali che prevedono tali sanzioni potrebbero essere considerati illegittimi. Bellitti, che in passato ha difeso con successo persone multate per questo motivo, ha spiegato che esistono le basi legali per richiedere un risarcimento dei danni subiti, specialmente in casi dove la multa ha causato problemi personali o familiari. Un Comune come Rezzato, ad esempio, ha emesso 106 sanzioni da 500 euro, e un eventuale risarcimento potrebbe minacciare seriamente le risorse comunali destinate ad altri investimenti.

Sentenza della Cassazione: un precedente importante

La Corte di giustizia dell’Unione Europea e la Cassazione si sono già espresse contro queste norme comunali. Nel 2022, la Cassazione ha accolto il ricorso di un automobilista multato dal Comune di Brescia, stabilendo che la prostituzione, sebbene contraria al buon costume, non è un’attività illecita. Pertanto, è preclusa ai Comuni la possibilità di ostacolare tale attività mediante regolamenti locali. La sentenza della Cassazione ha annullato la multa e ha posto un precedente importante, che potrebbe influenzare le decisioni dei giudici di Pace chiamati a giudicare casi simili.

L’avvocato Bellitti sottolinea che se i provvedimenti comunali sono dichiarati illegittimi, lo sono anche le sanzioni, e di conseguenza, i danni provocati dall’applicazione di tali provvedimenti devono essere risarciti. Questo scenario apre la possibilità di un’ondata di cause legali contro i Comuni, con conseguenze finanziarie potenzialmente gravi per le amministrazioni locali.

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