Al ritorno dalla consueta chiusura estiva, i lavoratori dello stabilimento Iveco di Brescia si sono trovati di fronte a una notizia che non lascia spazio a fraintendimenti: l’azienda ha comunicato l’imminente ricorso alla cassa integrazione per la maggior parte dei suoi dipendenti. Questo annuncio, avvenuto lunedì mattina, riguarda principalmente la divisione Eurocargo, con una sospensione della produzione dal 20 al 30 settembre.
Nello stabilimento di Via Volturno, la divisione Eurocargo sarà la più colpita, con 1.442 dipendenti interessati dalla cassa integrazione, di cui 1.253 operai e 189 impiegati. La divisione Daily ed Elettrificazione, che conta 92 dipendenti (90 operai e 2 impiegati), non sarà risparmiata e dovrà affrontare un periodo di cassa integrazione dal 1º al 4 ottobre.
Questo annuncio arriva in un momento in cui i dati dell’Inps dipingono un quadro preoccupante per il mercato del lavoro. Secondo l’ultimo aggiornamento dell’osservatorio sugli ammortizzatori sociali dell’Istituto nazionale di Previdenza sociale, a luglio sono state autorizzate 36,6 milioni di ore di cassa integrazione. Questo rappresenta un aumento rispetto ai 35,3 milioni di ore di giugno 2024 e ai 28,6 milioni di luglio 2023. Nel dettaglio, le ore di cassa integrazione ordinaria (Cigo) hanno raggiunto i 26,1 milioni, segnando un incremento del 4% rispetto al mese precedente, mentre le ore di cassa integrazione straordinaria (Cigs) sono state 9,1 milioni, leggermente in calo rispetto ai 9,5 milioni di giugno.
La decisione di Iveco di ricorrere alla cassa integrazione riflette le difficoltà che il settore industriale sta affrontando, aggravate da un contesto economico incerto. Gli impatti di questa scelta saranno significativi, sia per i lavoratori coinvolti che per l’intera comunità locale, che dovrà affrontare le conseguenze di una riduzione delle attività produttive.