Soccorso speleologico: salvata Ottavia Piana dopo 80 ore sottoterra

Si conclude con successo l'operazione di salvataggio della speleologa bresciana Ottavia Piana, intrappolata per tre giorni nelle profondità dell'Abisso Bueno Fonteno.

Dopo un’intensa operazione di recupero durata oltre 80 ore, Ottavia Piana, 32enne di Adro, è stata riportata in superficie questa notte alle 2.59. Intrappolata a 500 metri di profondità dopo una caduta avvenuta sabato 15 dicembre, è stata soccorsa da una squadra di 159 tecnici del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico provenienti da 13 regioni. L’intervento, tra i più complessi degli ultimi anni, è stato reso possibile grazie alla collaborazione tra enti locali e nazionali.

Una macchina organizzativa impeccabile

La vicenda ha coinvolto numerosi attori: dal Comune di Fonteno alla Protezione Civile, passando per l’Areu 118, i vigili del fuoco e la Prefettura di Bergamo. La sinergia tra le squadre è stata determinante per superare gli ostacoli logistici e ambientali, compresi i rischi di ulteriori crolli. Un cavo telefonico steso lungo il percorso ha permesso ai soccorritori di mantenere costanti comunicazioni con l’esterno.

L’intervento è stato completato in anticipo rispetto alle previsioni, grazie alla turnazione delle squadre e all’impiego di sei medici e otto infermieri specializzati. La barella con la speleologa ferita è stata infine sollevata tramite un verricello predisposto dai vigili del fuoco e caricata sull’eliambulanza per il trasporto all’ospedale di Bergamo.

Condizioni mediche e complessità delle operazioni

Ottavia Piana ha riportato fratture facciali, un ginocchio lesionato, traumi alle costole e alle vertebre. Le sue condizioni sono state giudicate stabili, ma gravi, al momento del recupero. Durante tutta l’operazione, i soccorritori hanno adottato misure straordinarie per proteggerla dal rischio di ulteriori lesioni e garantire la sicurezza del personale coinvolto.

L’operazione si è svolta in condizioni estreme. I soccorritori hanno lavorato in spazi angusti, con elevati rischi di crolli e temperature rigide, dimostrando competenze tecniche e resistenza fisica. “È stata una prova corale che ha permesso di portare a termine una grande operazione di salvataggio”, ha dichiarato Mauro Guiducci, vicepresidente del Corpo nazionale del Soccorso alpino, durante la conferenza stampa.

Polemiche sui costi dell’intervento

Durante la conferenza tenuta stampasi successivamente al salvataggio, è stato affrontato anche il tema dei costi. Alberto Gabetti, della direzione nazionale del Soccorso alpino, ha voluto precisare che l’operazione non è stata più dispendiosa rispetto a un intervento di ricerca di persone disperse nei boschi. Questa puntualizzazione ha voluto mettere fine a eventuali polemiche, sottolineando l’importanza della rapidità e dell’efficienza nella salvaguardia della vita umana.

Un esempio di professionalità

La vicenda di Ottavia Piana non solo mette in luce la pericolosità delle esplorazioni speleologiche, ma anche l’efficacia della macchina dei soccorsi italiana, tra le più avanzate al mondo. La straordinaria mobilitazione di risorse e competenze ha dimostrato come, in situazioni critiche, la collaborazione tra enti possa fare la differenza.

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