Divieto di petardi a Capodanno: 100 Comuni bresciani dicono no ai botti

Brescia contro i botti di Capodanno: oltre 100 Comuni vietano fuochi e petardi

Fuochi

Anche quest’anno, in vista dei festeggiamenti per il Capodanno, molti Comuni bresciani si schierano contro l’uso dei botti. Già oltre 100 comuni hanno firmato ordinanze che vietano l’uso di petardi e fuochi d’artificio durante le festività, con l’obiettivo di proteggere l’incolumità delle persone e degli animali. A questi si aggiungono anche i Comuni dove il divieto è già previsto dal regolamento di Polizia locale, sebbene in alcuni casi le feste private non siano soggette a restrizioni.

Obiettivi dell’iniziativa: sicurezza e tutela ambientale
La principale motivazione alla base di queste ordinanze è la tutela della sicurezza, per ridurre il numero annuale di feriti causati dall’uso di giochi pirotecnici e per evitare il panico tra gli animali domestici, che spesso scappano o muoiono per lo spavento. Inoltre, i fuochi d’artificio sono responsabili di un inquinamento atmosferico significativo: secondo gli esperti, contribuiscono al 6% delle polveri sottili (PM10) presenti nelle città italiane, con picchi che superano i 1000 microgrammi per metro cubo durante i festeggiamenti, contro i 50 microgrammi tollerati.

Sanzioni per chi non rispetta le ordinanze
Le sanzioni per chi infrange il divieto di lanci di fuochi d’artificio e petardi vanno da 25 a 500 euro, con la maggior parte dei Comuni che applicano una “tolleranza zero” fino al 6 gennaio, l’Epifania. Tuttavia, ci sono anche Comuni che limitano il divieto a sole poche ore o lo restringono a zone specifiche. Ad esempio, a Brescia, il divieto si applica in piazza Loggia durante il concerto di Joe Bastianich, mentre a Borno il divieto inizia il 31 dicembre alle ore 20 e termina il 2 gennaio alle 6 del mattino.

Divieti che si estendono fino a marzo
Alcuni Comuni, come Borgosatollo, estendono il divieto di petardi fino a marzo. Il sindaco di Borgosatollo, Elisa Chiaf, ha sottolineato che la qualità dell’aria nel periodo da ottobre a marzo è particolarmente critica e che ogni emissione inquinante non necessaria peggiora la situazione. In questi casi, il divieto riguarda non solo i fuochi d’artificio ma anche le lanterne cinesi, che sono vietate per tre mesi.

Norme poco chiare e difficoltà di controllo
Non tutti i Comuni sono riusciti a introdurre ordinanze contro i botti, soprattutto nei territori più estesi, dove risulta difficile garantire un controllo adeguato. A Montichiari, ad esempio, il sindaco Marco Togni ha spiegato che, su un territorio di 81 chilometri quadrati, sarebbe inutile vietare i fuochi senza possibilità di monitorare efficacemente il rispetto della legge. Piuttosto, il sindaco si affida al buon senso dei cittadini. Anche altre amministrazioni, come quelle di Calvisano e Isorella, non hanno adottato ordinanze generali, preferendo limitarsi a regolamentazioni per aree specifiche, come il centro sportivo a Isorella.

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