La crisi che ha colpito Lgt Italia ha lasciato 40 lavoratori senza un futuro occupazionale. La chiusura dell’appalto a Padova, comunicata pochi giorni prima di Natale, ha scatenato proteste fuori dal quartier generale di Brescia, sede della società specializzata in trasporti.
La decisione di chiudere l’appalto presso l’interporto di Padova è stata comunicata ai lavoratori da Lgt Italia poco prima delle festività natalizie. Senza una proroga né soluzioni alternative, la fine del contratto con Ricauto, azienda della francese Autodistribution, ha segnato il destino di 40 dipendenti. Come riferito dal sindacato Filt Cgil, la notte della Vigilia di Natale ha visto la rimozione dei mezzi e lo svuotamento del magazzino, lasciando i lavoratori senza certezze.
I sindacati parlano di una “scorciatoia” adottata dall’azienda per evitare responsabilità legali. Invece di avviare un processo formale di licenziamento, i dipendenti sono stati destinatari di una comunicazione di trasferimento forzato a 250 km di distanza, presso la sede di Milano. Una mossa che, secondo Filt Cgil, ha lo scopo di eludere i costi e le pendenze retributive ancora dovute ai lavoratori.
Nonostante le difficoltà, i lavoratori si sono presentati presso la sede di Milano per offrire la propria disponibilità. Tuttavia, una volta arrivati, non hanno trovato né mezzi né materiali necessari per svolgere le loro attività, confermando i timori di una manovra strategica per aggirare gli obblighi contrattuali.
La situazione ha portato inevitabilmente a un presidio fuori dai cancelli della sede principale di Brescia. Le accuse rivolte all’azienda si concentrano su quella che il sindacato definisce “macelleria sociale”, un sistema che penalizza i lavoratori attraverso complesse filiere di appalti e subappalti. Durante la protesta, è stato fatto appello alle istituzioni locali affinché intervengano per garantire giustizia e trovare soluzioni rapide per i dipendenti rimasti senza lavoro.
Secondo quanto dichiarato dal segretario generale della Filt Cgil Padova, Massimo Cognolatto, la vicenda evidenzia la mancanza di tutela per i lavoratori coinvolti in operazioni di outsourcing e logistica, lasciati alla mercé di decisioni improvvise da parte di aziende committenti. L’appello è rivolto non solo a Lgt Italia ma anche ai suoi partner, affinché prendano provvedimenti concreti per ricollocare i dipendenti coinvolti nella chiusura.
Con un fatturato annuo di 20 milioni di euro, Lgt Italia ha lasciato un vuoto significativo nel mercato del lavoro locale, ma soprattutto nelle vite dei suoi ex dipendenti. Le richieste di giustizia e le denunce di cattiva gestione continuano a crescere, mentre i lavoratori attendono risposte e soluzioni per il loro futuro.