Lombardia, donna con sclerosi multipla ricorre al suicidio assistito: è il primo caso nella regione

Dopo 9 mesi di attesa, il Servizio sanitario nazionale ha fornito farmaco e strumentazione.

Una cinquantenne affetta da sclerosi multipla progressiva da oltre 30 anni è deceduta nelle scorse settimane nella sua abitazione in Lombardia , dopo essersi autosomministrata un farmaco letale fornito dal Servizio sanitario nazionale . Si tratta del sesto caso in Italia di suicidio assistito legalmente riconosciuto e del primo nella regione , a seguito della sentenza della Consulta 242/2019 sul caso Cappato/Antoniani .

Un iter lungo nove mesi

La donna, costretta a una condizione di totale dipendenza e assistenza continuativa , aveva fatto richiesta di accedere alla procedura 9 mesi fa . Dopo le verifiche mediche e burocratiche, il Servizio sanitario nazionale ha fornito il farmaco letale e la strumentazione necessaria per permetterle di compiere la sua scelta in modo autonomo.

Il messaggio d’addio

Prima di andarsene, la donna ha lasciato un messaggio in cui ha sottolineato come, nonostante le difficoltà, avesse amato profondamente la propria vita :

“La mia breve vita è stata intensa e felice, l’ho amata all’infinito e il mio gesto di porre fine non ha significato che non l’amassi. Ho vissuto nonostante tutte le difficoltà, come se questa malattia non fosse dentro di me. Quando però la sofferenza tocca anche l’anima, allora capisci che anche la tua anima deve avere il diritto di essere rispettata con la dignità che merita. Questo è ciò che nessuno può toglierti e non deve mai accadere… libera.”

L’Associazione Luca Coscioni: “Un dovere della Regione Lombardia”

L’ Associazione Luca Coscioni , che ha seguito il caso, ha evidenziato come la Regione Lombardia abbia dovuto garantire l’accesso al suicidio assistito , nonostante in passato il Consiglio regionale si fosse dichiarato incompetente in materia . Filomena Gallo e Marco Cappato , rispettivamente segretaria e tesoriere dell’associazione, hanno commentato:

“La Regione ha fornito l’aiuto medico perché era suo dovere farlo. Questo conferma ciò che avevamo già sostenuto in occasione della decisione del Consiglio regionale di dichiararsi incompetente.”

Con questo caso, l’Italia prosegue nel delicato percorso di applicazione della sentenza della Corte Costituzionale , che consente il suicidio assistito in presenza di specifici requisiti : patologia irreversibile, sofferenze insopportabili, piena capacità di intendere e volere, e possibilità di autosomministrazione del farmaco.

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