Si è concluso con una condanna a un anno e quattro mesi il processo con rito abbreviato a carico di Andrea Cassarà. L’ex schermidore azzurro, oggi 41enne, era accusato di tentata produzione di materiale pedopornografico, ma il reato è stato riqualificato in “tentata interferenza illecita nella vita privata”.
La pubblica accusa aveva chiesto una pena di un anno e 10 mesi, richiesta a cui si erano associate le parti civili, mentre la difesa aveva chiesto l’assoluzione. La riqualificazione del reato è dovuta al fatto che Cassarà non poteva sapere che le ragazze coinvolte fossero minorenni.
Il caso: le accuse e le indagini
L’episodio risale alla fine del 2023 e si sarebbe verificato negli spogliatoi del centro sportivo San Filippo di Brescia. Secondo l’accusa, Cassarà avrebbe tentato di riprendere con il cellulare due ragazze di 16 anni mentre erano sotto la doccia.
La vicenda è emersa dopo la denuncia di una delle minorenni, che però non aveva visto il volto del presunto responsabile. I carabinieri hanno avviato le indagini, sequestrando il telefono di Cassarà. Tuttavia, dagli accertamenti tecnici non è emersa alcuna traccia di video girati in quel contesto. A collocare l’ex schermidore negli spogliatoi, in un orario compatibile con il racconto della ragazza, sono state le telecamere di sorveglianza della struttura sportiva.
La reazione di Cassarà: “Presenterò appello”
Dopo la sentenza, Cassarà ha affidato ai social un comunicato in cui ha espresso il suo dissenso rispetto alla condanna e ha annunciato l’intenzione di ricorrere in appello.
“Attendo le motivazioni della sentenza e, con i miei avvocati, presenterò appello per dimostrare la mia totale innocenza”, ha dichiarato l’ex atleta, sottolineando che il giudice ha escluso ogni coinvolgimento nell’accusa iniziale di tentata produzione di materiale pedopornografico.
Cassarà ha inoltre confermato la volontà di continuare la sua attività di allenatore, ringraziando chi gli è rimasto vicino in questi mesi.