La Stanadyne di Castenedolo, azienda produttrice di iniettori per motori diesel, è in liquidazione dal dicembre 2024, ma i suoi lavoratori non si arrendono. Con il messaggio “Chiusi per tenere aperto”, gli operai continuano a lottare per garantire un futuro all’azienda e ai 90 dipendenti, attualmente coperti dal contratto di solidarietà fino a maggio.
Presidio e incontro con i politici
I lavoratori, che presidiano lo stabilimento ormai da tre mesi, hanno partecipato a un’assemblea con i rappresentanti politici bresciani, tra cui il sindaco di Castenedolo Pierluigi Bianchini e vari esponenti di Pd, Lega, M5S e Azione. Durante l’incontro, hanno espresso la loro preoccupazione per il lungo stallo e la frustrazione per l’assenza dell’amministratore delegato e liquidatore Angelo Rodolfi, accusato di non impegnarsi abbastanza nella ricerca di una soluzione.
17 marzo: la giornata decisiva
La svolta potrebbe arrivare il 17 marzo, quando nella sede della Regione Lombardia si terrà un incontro cruciale con Mimit, Confindustria Brescia e Fiom di Brescia. In questa occasione, Rodolfi dovrebbe comunicare il nome del possibile acquirente, scelto tra le tre manifestazioni di interesse ricevute fino ad oggi.
Durante la riunione, i lavoratori terranno un presidio davanti alla sede regionale, in attesa di notizie concrete. “Siamo più vivi che mai e vogliamo continuare ad esserlo”, ha dichiarato Barbara Basile della Fiom di Brescia, affiancata dal segretario generale Antonio Ghirardi.
L’incertezza dei lavoratori
Nonostante le difficoltà, i dipendenti continuano a mandare avanti l’azienda, denunciando l’incuria di chi avrebbe dovuto garantirne la continuità. “Stanadyne per noi è come una famiglia, ma ora la situazione è sempre più dura”, hanno spiegato gli operai, chiedendo certezze per il loro futuro.
La vicenda ha attirato anche l’attenzione internazionale: il deputato di Fratelli d’Italia Giangiacomo Calovini ha inviato una lettera all’ambasciata Usa in Italia e all’ambasciatrice italiana negli Stati Uniti, dato che Stanadyne è controllata dal fondo statunitense Cerberus.
Nel frattempo, la speranza e la tensione convivono tra i lavoratori, in attesa di capire se il 17 marzo segnerà un nuovo inizio o la fine definitiva dell’azienda.