Brescia, processo immediato per i “guaritori” che avevano convinto i genitori a sospendere le cure per il figlio malato

Tre persone a giudizio per truffa, esercizio abusivo della professione e tentata estorsione. Avevano promesso la guarigione con una terapia basata su un macchinario non riconosciuto.

La Procura di Brescia ha richiesto il giudizio immediato per Sara Duè, Yuri Tassinari e Flavia Piccioni, i tre sedicenti guaritori che, secondo gli inquirenti, avrebbero convinto i genitori di un bambino bresciano di due anni, malato di tumore, ad abbandonare temporaneamente le cure tradizionali per affidarsi a una presunta terapia alternativa basata sulla fisica quantistica e sui campi magnetici. Il trattamento veniva effettuato con l’uso dello Scio, un macchinario non inserito nella Banca dati nazionale del Ministero della Salute.

L’inchiesta: truffa e cure a distanza con un macchinario negli Usa

L’indagine è partita dalla denuncia del padre del bambino, presentata nella primavera del 2023 ai carabinieri della compagnia di Breno. L’uomo ha raccontato che Sara Duè avrebbe spinto la famiglia a interrompere le cure oncologiche, proponendo una terapia effettuata a distanza tramite lo Scio, che secondo i sedicenti guaritori era collocato negli Stati Uniti o in Messico.

Le indagini hanno rivelato che il bambino è stato sottoposto a tre sedute tra il 2023 e il 2024. Dopo il primo trattamento, i genitori avevano ricevuto rassicurazioni sul fatto che il tumore fosse in disgregazione. In un messaggio vocale acquisito dagli investigatori, Tassinari sosteneva: “Abbiamo già guarito bambini in condizioni peggiori di vostro figlio”.

A fissare il primo trattamento sarebbe stata Flavia Piccioni, che aveva spiegato ai genitori che la terapia sarebbe durata tra le 5 e le 7 ore e si sarebbe svolta senza bisogno di recarsi in alcun centro medico, poiché il macchinario avrebbe agito “a distanza”.

Le minacce e la richiesta di denaro

I presunti miglioramenti si sono rivelati illusori e i genitori del bambino, rendendosi conto della truffa, hanno chiesto la restituzione del denaro già versato per i successivi trattamenti. Tuttavia, i tre “guaritori” hanno rifiutato di rimborsarli.

La famiglia ha allora deciso di denunciare il caso pubblicamente attraverso un servizio di “Striscia la Notizia”. Subito dopo la messa in onda, Sara Duè avrebbe chiamato i genitori minacciandoli di diffondere false informazioni su di loro e di denunciarli se non avessero ritirato le accuse. In cambio del silenzio, avrebbe richiesto 10.000 euro.

“Se vostro figlio sta ancora male non è un problema mio, voi non avete gestito correttamente vostro figlio, non io”, avrebbe detto Duè in una delle conversazioni intercettate.

Gli arresti e il processo

A settembre i tre erano stati arrestati dai carabinieri di Breno su disposizione del GIP Federica Brugnara, con accuse che vanno da tentata estorsione a esercizio abusivo della professione, sostituzione di persona, truffa e lesioni personali.

Ora la Procura di Brescia ha chiesto il giudizio immediato, segno che le prove raccolte sono ritenute solide. Nei prossimi giorni verrà fissata la data dell’inizio del processo, che potrebbe portare a una condanna esemplare per i tre imputati.

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