Il GIP di Brescia ha ordinato la custodia cautelare in carcere per Rachid Karroua, 46enne di origine marocchina, residente a Barghe. L’uomo è accusato di autoaddestramento con finalità terroristiche, con un presunto coinvolgimento nella propaganda jihadista online. Secondo il giudice, il 46enne avrebbe subito una progressiva radicalizzazione, passando dalla semplice raccolta di informazioni all’adesione attiva alla propaganda terroristica.
Le accuse: legami con la propaganda jihadista
Le indagini, condotte dalla Polizia Postale di Perugia e dalla Digos di Brescia, hanno monitorato per oltre un anno l’attività online del 46enne. Secondo gli inquirenti, Karroua era iscritto a numerosi gruppi su Telegram e WhatsApp, riconducibili allo Stato Islamico. Tra i contenuti scaricati figurano frasi di Osama Bin Laden e post che incitavano alla jihad contro ebrei e alleati occidentali.
La perquisizione del 22 ottobre scorso nel suo garage ha portato al ritrovamento di 57 manoscritti in lingua araba, contenenti messaggi di esaltazione jihadista, nonché fogli con frasi inneggianti alla vita del buon miliziano e indicazioni su come evitare di essere scoperti. Sul muro, inoltre, era stata incisa la scritta “Allah è grande”.
Una difesa giudicata “non verosimile”
Durante l’interrogatorio di garanzia, Karroua ha dichiarato di aver partecipato ai gruppi Telegram per curiosità, cercando di comprendere le ragioni di “stermini dell’umanità”. Tuttavia, per il gip, la giustificazione sarebbe smentita dai biglietti manoscritti ritrovati in suo possesso.
Gli inquirenti contestano inoltre al 46enne di aver cercato online informazioni per costruire un’arma da fuoco. Karroua ha ammesso la ricerca, affermando che voleva proteggere i figli durante le escursioni nei boschi. Il giudice, però, ha definito questa spiegazione inverosimile, ritenendola piuttosto un tentativo di eludere le indagini.
I legali dell’uomo, Carla Ragna e Giovanni Brunelli, hanno già annunciato il ricorso al Riesame contro la misura cautelare.