La discussione sul fenomeno del disagio giovanile a Brescia si è accesa nei giorni scorsi durante la commissione sicurezza di Palazzo Loggia, dove è stato presentato il report «Aggregazioni giovanili e spazi urbani», frutto di una ricerca durata due anni, realizzata dal Comune in collaborazione con l’Università degli Studi di Brescia.
Secondo quanto illustrato dall’assessore Valter Muchetti, lo studio rappresenta uno dei pochi in Italia ad affrontare il tema con un approccio scientifico e multidisciplinare, analizzando la dinamica delle aggregazioni informali tra giovani nel periodo compreso tra gennaio 2023 e marzo 2024. Il focus si è concentrato in particolare sulle zone centrali della città, come piazza Vittoria, piazza del Mercato e Piazzetta Bruno Boni, luoghi in cui si formano piccoli gruppi giovanili fluidi e non strutturati, in genere composti da tre o quattro individui.
I dati raccolti mostrano 252 interventi da parte della centrale operativa, di cui 35 hanno portato all’identificazione di 140 soggetti, prevalentemente maschi (84%), italiani di seconda generazione (48%) o di origine egiziana (33%). Inoltre, sono 535 i minori coinvolti in situazioni penalmente rilevanti, tra cui 61 indagati per reati contro il patrimonio – come furti, rapine e percosse – ma anche per violazioni legate agli stupefacenti.
Il professor Carlo Alberto Romano, responsabile scientifico della ricerca, ha evidenziato come il fenomeno sia strettamente legato a dinamiche scolastiche e sociali fragili, tra cui abbandono scolastico, precarietà educativa e la difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro. Secondo Romano, le periferie urbane si trasformano in periferie sociali, e la presenza massiccia dei giovani sui social media può condurre a comportamenti emulativi potenzialmente dannosi.
Il report ha suscitato reazioni divergenti tra maggioranza e opposizione. Per Roberto Cammarata e Roberto Omodei (PD), lo studio dimostra che il fenomeno delle baby gang non esiste in forma strutturata a Brescia, ma ciò non significa minimizzare il problema del disagio giovanile, che va compreso e affrontato con serietà.
Diversa la posizione di Fratelli d’Italia, che ha espresso preoccupazione per quanto emerso nel report. Il consigliere Carlo Andreoli ha sottolineato come alcune zone centrali siano spesso ignorate o sottovalutate, mentre Mattia Margaroli ha ribadito che «sicurezza reale e percepita coincidono, e non è evitando l’uso del termine baby gang che si risolvono le criticità».
Il confronto politico, quindi, resta acceso, tra chi insiste sulla necessità di analisi oggettive e dati concreti e chi teme che la retorica minimizzante possa oscurare i problemi reali vissuti da cittadini e commercianti nelle aree più esposte della città.