Dal 1° aprile 2025 è entrata in vigore la nuova classificazione Ateco, sviluppata dall’Istat per aggiornare il sistema di codifica delle attività economiche in Italia. Tra le novità più controverse, l’introduzione del codice 96.99.92, che include “servizi di incontro ed eventi simili”, comprendenti anche attività di escort, organizzazione di incontri sessuali e gestione di locali di prostituzione. Una scelta che ha immediatamente sollevato forti reazioni politiche, giuridiche e sociali.
La polemica nasce dal possibile conflitto tra la classificazione fiscale e la normativa penale italiana, che non vieta la prostituzione in sé, ma punisce ogni forma di sfruttamento, induzione e favoreggiamento, come stabilito dalla Legge Merlin del 1958 ancora in vigore. Tra i servizi inclusi nel codice compaiono, infatti, attività che secondo la legge italiana rientrerebbero nell’ambito del reato, punibile fino a otto anni di reclusione.
La senatrice Alessandra Maiorino (M5S) ha annunciato un’interrogazione parlamentare al ministro Urso, chiedendo chiarimenti sull’introduzione del codice che, secondo le sue parole, «va in palese contrasto con la legge vigente» e rischia di creare una zona grigia che potrebbe alimentare sfruttamento e tratta di esseri umani. «Chi ha deciso di includere queste attività in una classificazione amministrativa ufficiale?», domanda la senatrice, criticando un possibile corto circuito giuridico-fiscale.
Anche il Codacons ha espresso preoccupazione, pur riconoscendo che la prostituzione autonoma e volontaria non costituisce reato e, dunque, i relativi guadagni possono essere sottoposti a tassazione, come già stabilito da una sentenza della Cassazione nel 2011. Tuttavia, l’estensione del codice anche a forme organizzate, come agenzie e locali dedicati, si scontra con la giurisprudenza del 2018, che considera reato la sola partecipazione ai proventi dell’attività di prostituzione.
L’avvocata penalista Maddalena Claudia Del Re ha commentato il caso sottolineando come il sistema attuale sia ormai inadeguato e bisognoso di una riforma. Secondo la penalista, l’inserimento nei codici Ateco di attività legate al sesso a pagamento potrebbe rappresentare un tentativo di aggiornamento della realtà economica, ma richiede un allineamento normativo urgente, per evitare il rischio di legittimare amministrativamente attività che restano penalmente vietate.
La classificazione Ateco 2025, frutto di un lavoro di revisione avviato nel 2018 e coordinato da Istat con il contributo di Agenzia delle Entrate, Camere di Commercio, ministeri ed enti associativi, ha riorganizzato profondamente la sezione 96, relativa ai servizi alla persona. Fino ad oggi, attività come escort o agenzie di incontro venivano genericamente classificate tra “altri servizi”, senza specificità.
Durante la pandemia, i codici Ateco hanno assunto un ruolo cruciale nella gestione delle restrizioni e dei sostegni economici, diventando un riferimento operativo per stabilire aperture, chiusure e indennizzi. Proprio per questo, la loro definizione ha un impatto diretto non solo fiscale, ma anche sul riconoscimento giuridico e amministrativo delle attività economiche nel Paese.