Aumentano i redditi dei residenti nel Comune di Brescia, ma le differenze economiche tra i quartieri restano significative. Lo evidenziano i dati pubblicati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, relativi alle dichiarazioni dei redditi per l’anno d’imposta 2023. Se da un lato si registra un generale miglioramento economico, con una media cittadina che sale a 26.834 euro (+3,62%), dall’altro lato più del 63% dei contribuenti vive in aree dove il reddito è inferiore a questa soglia.
I quartieri più ricchi e il paradosso di Brescia Antica
Brescia Antica si conferma l’area più benestante della città, con un reddito medio di 36.622 euro, nonostante sia l’unico quartiere a registrare un calo rispetto al 2022 (-1,1%). Una flessione che rappresenta un’eccezione in un contesto urbano in cui tutte le altre zone mostrano segnali positivi.
Subito dietro si collocano i quartieri Costalunga, Maddalena, Bornata e Porta Venezia con una media di 35.511 euro, seguiti da Mompiano a 33.050 euro. Anche Borgo Trento, via Vittorio Veneto e via Crocifissa di Rosa mostrano dati solidi, con redditi poco sopra i 29.000 euro.
I quartieri popolari e la lenta risalita
Sul fronte opposto della classifica troviamo San Polo Cimabue, San Polo Case e Sanpolino, con un reddito medio pro capite di 21.365 euro, pari a oltre 15mila euro in meno rispetto a Brescia Antica. Tuttavia, la forbice tra i quartieri più ricchi e quelli più poveri si riduce leggermente, passando da 16.560 euro nel 2022 a 15.250 euro nel 2023.
Un segnale positivo arriva dai quartieri storicamente più fragili, come Badia, che segna la crescita percentuale più elevata (+6,9%), seguita da Buffalora (+6,31%). Sotto la media cittadina si collocano anche Porta Cremona, Volta, San Polo Parco, Fornaci e Pendolina, con redditi compresi tra 24mila e 25mila euro.
I contribuenti bresciani: tra ricchi e poveri
Tra i 150mila circa contribuenti della città, 95.300 abitano in quartieri con reddito inferiore alla media comunale. Un dato che conferma come le aree a basso reddito rappresentino la maggioranza, malgrado l’aumento diffuso.
Particolarmente rilevante è il numero di bresciani che dichiarano meno di 10mila euro annui: sono 31.069 persone, circa un quinto del totale. Il loro reddito medio è di appena 4.627 euro, una cifra che mette in evidenza la fascia di vulnerabilità economica presente nel capoluogo.
All’estremo opposto, 1.803 contribuenti dichiarano più di 120mila euro annui, di cui 1.501 concentrati nei quartieri più centrali e benestanti come Brescia Antica, Costalunga, Porta Venezia e il Centro storico Nord. Il loro reddito medio raggiunge quasi 252mila euro, un dato che amplifica la disparità con le fasce più basse.
Una città divisa, nonostante la crescita
Nonostante l’aumento medio dei redditi e l’attenuazione del divario tra le aree più ricche e quelle più svantaggiate, Brescia rimane una città economicamente disomogenea, con forti differenze territoriali. L’evidenza statistica conferma un doppio binario di sviluppo, in cui coesistono zone con alta capacità di spesa e aree dove le condizioni economiche rimangono precarie.
Il miglioramento dei redditi non basta ancora per colmare la distanza tra centro e periferia, ma offre segnali che potrebbero, nel tempo, indicare un’evoluzione più equa, soprattutto laddove le percentuali di crescita sono più marcate.