Un ritrovamento commovente e ricco di significato arriva dalla Polonia, dove la neve e il fango dell’ex campo di prigionia di Bogusze/Prostki hanno restituito una piastrina di riconoscimento militare appartenuta all’alpino Giulio Comincioli, originario di Gargnano, in provincia di Brescia. Un piccolo oggetto carico di storia, emerso dopo oltre otto decenni, che ora si appresta a fare ritorno a casa.
A scoprire la targhetta è stato Stefan Marcinkiewicz, professore universitario e ricercatore, che nei primi mesi del 2025 ha rinvenuto una dozzina di piastrine durante una campagna di scavi condotta nell’area dell’ex Stalag, il campo destinato ai prigionieri italiani. Tra queste, la matricola 10499 I B/PR corrispondente proprio a Giulio Comincioli, militare catturato il 9 settembre 1943 a Vipiteno, durante il collasso del fronte italiano. Fu poi trasportato in treno fino a Prostek e infine internato in Sassonia insieme ad altri connazionali.
“Non sapevamo nulla di quella prigionia”, racconta il nipote Alessandro Comincioli, che ha ricevuto la notizia con grande emozione. Nessuno in famiglia era a conoscenza del periodo trascorso nei lager tedeschi dal nonno, che dopo il rientro in Italia al termine del conflitto, condusse una vita semplice lavorando come muratore. È venuto a mancare nel 2008, all’età di 93 anni, senza mai aver condiviso i ricordi di quella drammatica esperienza.
Il ritrovamento della piastrina rappresenta oggi un punto di partenza per ricostruire una parte sconosciuta della sua storia personale, ma anche per restituire dignità alla memoria di tanti soldati italiani caduti nell’oblio della prigionia. Sarà in autunno che, al termine degli accertamenti storici, il cimelio verrà restituito alla famiglia, in un gesto che unisce ricerca, memoria e gratitudine.
Il campo di Bogusze/Prostki, attivo durante la Seconda Guerra Mondiale, faceva parte della rete di lager utilizzati dalla Germania per internare militari italiani dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, considerati traditori dagli ex alleati tedeschi. In questi luoghi, la vita quotidiana era segnata da freddo, fame e privazioni, in attesa della fine del conflitto.