Brescia perderà oltre 25mila lavoratori in dieci anni: allarme invecchiamento demografico

La provincia tiene meglio della media nazionale, ma il calo del 3,1% peserà sulle piccole imprese e sull’intero tessuto produttivo

Nei prossimi dieci anni la provincia di Brescia rischia di perdere oltre 25mila lavoratori, secondo quanto riportato dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre, che ha rielaborato i dati Istat sull’andamento demografico nazionale. Oggi i residenti in età lavorativa (15-64 anni) nel Bresciano sono 816.258, ma nel 2035 potrebbero scendere a 790.765, registrando una flessione di 25.493 unità, pari al 3,1%.

Il fenomeno rientra in una tendenza nazionale più ampia, quella del cosiddetto “inverno demografico”, che minaccia non solo il numero degli occupabili ma anche la tenuta del sistema produttivo. A livello italiano, il calo stimato è ben più marcato: da 37,35 a 34,44 milioni di lavoratori, pari a una riduzione del 7,8%, ovvero quasi 3 milioni di persone in meno nella fascia attiva.

Una dinamica nazionale che colpisce soprattutto il Sud

La crisi demografica sarà particolarmente acuta nelle regioni meridionali, dove si prevede che metà della perdita nazionale si concentrerà. Tra le regioni più colpite spiccano Sardegna (-15,1%), Basilicata (-14,8%) e Puglia (-12,7%). Le province con le perdite assolute più elevate saranno Napoli (-236.000), Roma (-186.778) e Torino (-106.515).

Al contrario, il Bresciano si piazza al 97° posto per calo percentuale, una posizione relativamente favorevole rispetto ad altre aree del Paese. Tuttavia, la contrazione numerica resta significativa, soprattutto se si considera l’importanza strategica di Brescia nell’economia lombarda.

I motivi del declino e le conseguenze per le imprese

La causa principale del calo è l’invecchiamento della popolazione, accentuato dall’uscita progressiva dal mondo del lavoro dei baby boomer e dalla bassa natalità. Le proiezioni non sono ottimistiche: nessuna misura a breve termine appare in grado di invertire il trend, e nemmeno il ricorso alla manodopera straniera potrà compensare il vuoto.

Le piccole imprese saranno le più penalizzate, secondo la Cgia. Queste realtà hanno meno risorse per competere sul piano retributivo e dei benefit con le medie e grandi aziende, che riescono ad attirare i pochi giovani disponibili offrendo condizioni lavorative più vantaggiose.

A livello settoriale, l’invecchiamento della popolazione ridurrà la domanda in comparti come immobiliare, trasporti, moda e turismo, mentre potrebbe favorire quello bancario, per via della maggiore propensione al risparmio dei senior.

Un futuro a rischio senza ricambio generazionale

Il report lancia un monito: il ricambio generazionale sarà lento e insufficiente, e le imprese dovranno affrontare crescenti difficoltà nel reperire personale qualificato. In questo scenario, Brescia pur tenendo meglio della media nazionale, non è immune, e senza un intervento strutturale potrebbe pagare un prezzo elevato in termini di competitività economica.

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