Cassa integrazione in aumento del 39% a Brescia nel 2025

Nei primi tre mesi dell’anno si registra un’impennata delle ore autorizzate, con la provincia tra le più colpite della Lombardia: solo Lodi, Monza e Pavia fanno peggio

Nei primi tre mesi del 2025, la provincia di Brescia ha visto un’impennata del +39% nelle ore di cassa integrazione ordinaria richieste rispetto allo stesso periodo del 2024. Si tratta di un dato preoccupante, che colloca il territorio tra i più colpiti in Lombardia, superando sia la media regionale (+20,3%) che quella nazionale (+31,2%).

Secondo il primo rapporto dell’anno diffuso dalla Uil Lombardia, le ore di Cig richieste a Brescia superano i 7,1 milioni. Solo alcune province lombarde registrano percentuali peggiori: Lodi guida la classifica con un impressionante +233%, seguita da Monza e Brianza (+66%) e Pavia (+51%). In controtendenza invece Milano (-13%), Cremona (-42%) e Mantova (-10%), che evidenziano un calo nelle ore autorizzate.

Il segretario regionale della Uil, Salvatore Monteduro, sottolinea come i dati Inps traccino un “quadro complesso e in chiaroscuro” del mercato del lavoro in Lombardia. Se da un lato, l’incremento delle ore richieste può indicare una maggiore prontezza da parte delle imprese nel ricorrere agli ammortizzatori sociali, dall’altro rappresenta un chiaro segnale di difficoltà settoriali e produttive.

L’aumento della cassa integrazione potrebbe riflettere una serie di criticità economiche latenti. Non solo rallentamenti produttivi o mancanza di ordini, ma anche fenomeni di ristrutturazione aziendale e instabilità nei settori industriali. La provincia di Brescia, storicamente legata al manifatturiero e alla metallurgia, potrebbe stare scontando in particolare l’impatto di una domanda internazionale debole e il rialzo dei costi di produzione.

I dati evidenziano quindi non un caso isolato, ma un contesto in cui anche territori industrialmente solidi devono fare i conti con fragilità sistemiche. L’aumento generalizzato delle richieste di Cig in Lombardia è solo la punta dell’iceberg di un equilibrio economico precario, dove l’occupazione rischia di essere il primo indicatore a soffrire.

La fotografia del primo trimestre 2025 diventa così un campanello d’allarme per le istituzioni e le parti sociali, chiamate a intervenire con strumenti mirati e strutturali. Per evitare che l’uso crescente della cassa integrazione si trasformi in una tendenza strutturale, servono politiche attive del lavoro, investimenti in riconversione industriale e un sostegno concreto alle PMI del territorio.

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